Escursioni sulla Neve, Trekking

23/12/2017 Carona – Baita Armentarga

23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
23/12/2017 Carona – Baita Armentarga
Informazioni Sintetiche:
Percorso: Carona – Pagliari – Lago del Prato – Lago della Cava – Baita Armenterga
Tempo Escursione: Circa 5 ore
Distanza: 19,95 km
Ascesa: 628 metri
Discesa: 616 metri
Quota massima: 1770 metri
Quota minima: 1218 metri
Segnavia: CAI 210 – CAI 208 – Tracce
Difficoltà: E

Una ciaspolata facile e adatta a tutti vede la sua partenza poco oltre il centro abitato di Carona, in Val Brembana. Il percorso ricalca per un tratto il sentiero che sale ai rifugi Calvi e Longo, chiusi in questa stagione e resi inaccessibili a causa delle neve.

Parcheggio l’auto proprio in prossimità del sentiero dopo l’acquisto del “gratta e sosta” presso uno degli esercizi del paese, e m’incammino lungo il segnavia CAI 210. La neve è ancora poca e la salita si svolge per il primo tratto su quella che d’estate è una strada asfaltata, che previo permesso può essere percorsa dalle jeep che salgono ai rifugi in zona. Salgo con pendenza costante fino al caratteristico borgo di Pagliari, situato a 1.313 metri di quota. Un angolo di Orobie adagiato poco sopra le sponde del fiume Brembo, dove pare che il tempo si sia fermato. Dopo una visita al caratteristico paese montano continuo, sempre con salita costante, raggiungendo la cascata della Val Sambuzza, in questo periodo quasi completamente ghiacciata. Dopo le foto di rito continuo lungo la carrareccia, compiendo ampi zig-zag fino in prossimità delle Baite del Dosso (m.1.475) e all’incrocio con il sentiero CAI 209. Ignoro quest’ultimo, che altro non è che il sentiero che sale in Val Sambuzza, e proseguo lungo il percorso, ammirando il panorama che inizia ad aprirsi mostrando, durante la salita, la Valle dei Frati e le montagne che ne fanno da coronamento, come il monte omonimo, il monte Valrossa, il Ca’ Bianca e il Madonnino, tutte cime che hanno visto nascere lo scialpinismo orobico. Sono gli ultimi sforzi. Dopo quasi sette chilometri e un’ora e mezza di cammino raggiungo la bella conca che ospita il Lago del Prato (m.1.650), ora congelato e coperto dalla neve. Davanti a me spicca la minacciosa sagoma del monte Aga e ai miei piedi il nascituro fiume Brembo, che trova la sua vita pochi chilometri più a monte, fluttua tra il ghiaccio in direzione delle valli e della pianura.

La mia ciaspolata potrebbe interrompersi qua, con un picnic al sole su una delle tante panchine presenti in prossimità del Lago. Tuttavia, avendo ancora “benzina nella gambe”, decido di proseguire lungo il segnavia CAI 208, che si snoda nel fondovalle costeggiando il fiume. Il percorso e panorami diventano molto più suggestivi, salendo di quota gli alberi lasciano il posto al panorama dettato dalle cime circostanti, tutte superiori ai 2.500 metri di quota. Nel silenzio più assoluto, rotto solo dal crocchiare delle ciaspole, raggiungo dopo un’altra mezz’ora di cammino il pianoro che ospita il piccolo Lago della Cava, ora ricoperto da una spessa coltre di neve e attorniato dai larici. La voglia di fermarsi in questo angolo di Paradiso è tanta, tuttavia decido di raggiungere Baita Armentarga, posta a poco più di un chilometro e a mezz’ora di cammino. Una visita vale la pena. La baita, di propieta del Gruppo Penne Nere di Bergamo è situata nella valle da cui prende il nome e si trova lungo le sponde del fiume Brembo, al cospetto del monte Grabiasca, del Pizzo del Diavolo e del suo fratello minore Diavolino. Un panorama che con la magia della neve assume un’aspetto difficile da descrivere.

L’itinerario descritto, soprattutto nella prima parte, è facile e accessibile a tutti. Tuttavia una ciaspolata resta un’escursione in ambiente innevato e come tale va affrontata con il giusto equipaggiamento e l’attrezzatura idonea.