Escursioni Alpinistiche, Escursioni sulla Neve, Extra Orobie

13/01/2018 Rifugio Brioschi

13/01/2018 Rifugio Brioschi
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13/01/2018 Rifugio Brioschi
13/01/2018 Rifugio Brioschi
Informazioni Sintetiche:
Percorso: Ballabio – Rifugio Brioschi
Tempo Escursione: Circa sei ore
Distanza: 19,32 km
Ascesa: 1771 metri
Discesa: 1749 metri
Quota massima: 2445 metri
Quota minima: 734 metri
Segnavia: Traccia su neve
Difficoltà: EE/F

Avete mai osservato con attenzione le nostre montagne? Prendiamo come riferimento il Monte Linzone, in Roncola Alta, facilmente individuabile per i ripetitori posti sulla cima. Se spostiamo lo sguardo a sinistra attira subito la nostra attenzione il massiccio della Grigna Settentrionale e la sua bianca parete, mastodontica anche se vista dalla lontana pianura. Sulla vetta di questa fantastica montagna, amata da bergamaschi, lecchesi, milanesi e conosciuta in tutta Italia, sorge a 2410 metri il Rifugio Luigi Brioschi, di proprietà del CAI di Milano. Durante l’inverno il rifugio diventa uno scrigno di ghiaccio, a causa dei forti venti che soffiano da nord e sferzano la cima della montagna, ricoprendo completamente la struttura e creando stalattiti e sculture quasi innaturali. Nella stagione invernale raggiungere la vetta della Grigna Settentrionale, amorevolmente conosciuta come Grignone, diventa un’impresa per pochi. Le vie di salita durante la stagione estiva sono molteplici e accontentano alpinisti esperti e semplici escursionisti. Nei mesi invernali, dopo abbondanti nevicate, il percorso sicuro è solo uno, e accessibile solo a uomini preparati ed equipaggiati per affrontare un’ascesa tutt’altro che banale. La salita al Rifugio Brioschi in veste invernale viene spesso utilizzata dagli alpinisti del nord Italia che si preparano all’ascesa alle grandi montagne himalayane, proprio per le condizioni del tracciato e per l’enorme dislivello positivo da affrontare. Ma come spesso accade, maggiore sarà la fatica tanto più grande sarà la soddisfazione.

Lo start per questa fantastica ascensione, che ho il piacere di condividere con Giusi, compagna di tante escursioni, avviene dalla Valsassina, più precisamente da Ballabio, in Provincia di Lecco, raggiungibile in un’ora di auto da Bergamo. Passato il paese proseguiamo, trovando alla nostra sinistra via Sassi Lunghi, stradina sterrata con chiare indicazioni per il Rifugio Pialeral. Posteggiata l’auto e controllato lo zaino possiamo finalmente avviarci lungo la strada carrozzabile, che sale con pendenza costante fiancheggiando alcune bellissime baite private. Raggiunto il bosco la strada diventa sentiero e sale a destra, sempre con chiare indicazioni per il rifugio Antonietta al Pialeral, nostra prima tappa in questa lunga e faticosa giornata. In leggera salita il sentiero prosegue tra i faggi e dopo circa un’ora dalla partenza raggiungiamo la prima neve e i bianchi prati dell’Alpe Cova. A seconda delle condizioni delle neve potrebbero già essere necessari i ramponi. In caso contrario meglio proseguire, anche se i profumi del rifugio Pialeral (m.1400 circa) invogliano a torta e caffè.

Lasciato alle spalle il tepore del rifugio continuiamo a salire lungo la traccia lasciata nella neve, stavolta con pendenza più sostenuta, verso la nostra meta, enorme e da questa prospettiva ripidissima. Il Grignone si erge davanti a noi in tutta la sua bellezza, un gigante di neve e di ghiaccio. Guadagniamo quota un passo alla volta, in un ambiente sempre più aspro e severo, dove naturalmente comanda la montagna. Dopo un’altra ora di cammino raggiungiamo il bivacco Riva/Girani, posto a metri 1860, in località Comolli. Se abbiamo avuto la fortuna di trovare la giornata perfetta il bivacco sarà gremito di persone, pronte ad affrontare la parte più dura e impegnativa di tutta l’ascesa. L’accogliente struttura è dotata di tavolo e panche, e permette all’escursionista di passaggio non solo trovare riparo in caso di maltempo, ma anche di poter preparare un tè caldo o un caffè. Il luogo ideale per una pausa, in attesa del momento di estrarre picca e ramponi.

Chi conosce le Grigne e il rifugio Brioschi conosce anche il Muro del Pianto. Non servono spiegazioni per identificarlo. Si erge alle spalle del Bivacco Riva, un muro di neve con una pendenza che varia dai 35 ai 45 gradi e un dislivello di ben 400 metri. Una salita che non fa sconti, da affrontare con la giusta energia e preparazione. Il tracciato è perfettamente segnato da paline indicatrici piantate nella neve e battuto ogni giorno da decine di alpinisti. È importante restare sempre sulla traccia e salire con passo lento e regolare, senza fretta. A seconda delle temperature la neve può presentarsi in maniera diversa ma non è mai da sottovalutare. Il culmine del Muro del Pianto, il cui nome non poteva essere più indicato, è la cresta della montagna, a metri 2270. Ci vorrà qualche minuto per rendersi conto del panorama che si apre agli occhi del vincitore di questo lungo crinale, ma non è ancora tempo per fermarsi a contemplare tutto il paesaggio… La bellissima cresta prosegue a “fil di cielo”, tracciata da paline segnaletiche e corda, posizionate per impedire di avvicinarsi alle grosse cornici di neve presenti. Prestando la massima attenzione il nostro percorso prosegue tra scorci mozzafiato, continuando sul crinale della montagna tra ripidi saliscendi, che ci condurranno direttamente alla croce di vetta, completamente congelata e cristallizzata dal vento. Non ci resta che fermarci ad osservare il mondo ai nostri piedi, con i laghi di Lecco, Como e Pusiano sotto di noi, la Valtellina all’orizzonte, la Pianura Padana alle nostre spalle e davanti a noi il massiccio del Monte Rosa con l’affilata punta del Cervino. Siamo sulla terrazza più bella d’Italia.

Pochi metri sotto la croce di vetta c’è lui. Avvolto da una coperta di neve e ghiaccio troviamo il Rifugio Luigi Brioschi, costruito dal CAI di Milano il giorno 10 dell’ottobre 1895. È aperto tutti i weekend d’inverno e in modo continuativo durante il periodo estivo.

Descrivere le emozioni che si provano sulla cima del Grignone è difficile. La stanchezza, la gioia e lo stupore si fondono in sensazioni uniche, che provocano emozioni diverse da persona a persona. Si vedono chiaramente sui volti di tutti gli uomini che conquistano la cima di questa leggendaria montagna. E una volta raggiunta la croce di vetta, tra sudore e fatica, non mancano le pacche sulle spalle e le strette di mano, che molto spesso avvengono tra perfetti sconosciuti che si trovano a condividere un qualcosa di unico. Il premio è un angolo di Paradiso incontaminato, dove il panorama spazia fino a dove l’occhio umano può arrivare. E che quasi crea un nodo allo stomaco.