Escursioni Alpinistiche, Extra Orobie

23-24/07/2018 Traversata Cevedale – Rosole – Palon de la Mar

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Mi ritengo un’inguaribile sentimentale innamorato delle Montagne di casa. Tuttavia ci sono luoghi, poco lontani dalle mie amate Orobie, dove ho lasciato pezzi di cuore nascosti tra vette di ghiaccio… Forse proprio per tornare a riprenderli! In questo caso parlo della bellissima Valtellina, della sue cime, dei suoi rifugi e della cordialità dei rifugisti che gestiscono le strutture, alcune delle quali sopra i 3000 metri di quota. Ambienti e luoghi dove ancora si può assaporare l’aria frizzante della montagna, un’aria che in queste zone, al cospetto di ghiacciai che hanno visto le Grande Guerra (e che ancora ne restituiscono i resti), è ancora più viva e sottile.

Per questa bellissima gita parto con Giuseppe da Santa Caterina di Valfurfa, in provincia di Sondrio. Posteggiamo l’auto a 2000 metri di quota, presso il rifugio Albergo dei Forni, punto di partenza per numerose escursioni, tra queste il Giro del Confinale. L’ambiente lascia già a bocca aperta, sia per le montagne che svettano sopra di noi, sia per il Ghiacciaio dei Forni, da questa angolazione visibile in tutta la sua lunghezza. Il sole fa capolino, mostra qualche timido raggio ma non vuole comunque uscire… Noi carichiamo sulle spalle i pesanti zaini, colmi di tutto il materiale necessario per la traversata che ci attende, e c’incamminiamo sulla strada jeepabile che sale in direzione del Rifugio Pizzini, nostra prima tappa a metri 2706. Il Gran Zebrù fa capolino tra le nuvole e noi ne approfittiamo per due foto, una breve pausa e il pranzo. Scambiamo due chiacchiere con il rifugista, che con nostra sorpresa ci chiede se la nostra destinazione sia il Gran Zebrù. La bella piramide valtellinese, nostra destinazione iniziale poi accantonata per la presenza del ghiaccio vivo, aveva ritrovato le sue condizioni ottimali propri in questi ultimi due giorni grazie ad una nevicata in quota. Il ghiaccio era cosi coperto da uno spesso strato di neve e le condizioni erano tornate idonee. Con un pizzico d’invidia, perché sprovvisti delle doppie picche necessaria alla salita, spieghiamo le nostre intenzioni e il nostro itinerario. Recuperate le energie ripartiamo per il tratto più ripido della giornata. Un sentiero di sfasciumi risale la Valle di Cedec, compiendo ampi zig zag su una pietraia instabile che tanto mi ricorda le mie amate Orobie, fino a sbucare ai 3275 metri di quota che ospitano il Rifugio Casati/Guasti. Un’ultimo sforzo e compare l’immenso ghiacciaio e, tra le nuvole, la cima del Cevedale, prima tra le tre montagne che ci attendono il giorno seguente. La prima giornata si conclude tra la nebbia, con due ore e mezza di cammino, 8,32 km e 1063 metri di dislivello positivo.

Se il primo giorno si conclude tra sole e nuvole, l’alba del secondo regala un sole che nemmeno avevamo sognato. La sveglia delle cinque non ci coglie impreparati e le poche ore di sonno, dovute alla quota ma anche all’emozione, vengono cancellate dal sole che sorge dietro la cima del’Eiskofel. Sono passati due anni dalla mia ultima salita al Cevedale, conclusa con Giusi nel Ferragosto 2016, ma l’emozione è sempre la stessa. Alle sei del mattino siamo sul ghiacciaio, imbragati e legati in cordata, ma sopratutto pronti per la nostra prima tappa, che si erge davanti a noi in tutta la sua bellezza! Superiamo un paio di colletti seguendo la traccia ben visibile nella neve, e tra saliscendi e pianori raggiungiamo l’ultimo tratto di salita. Una traverso aggira il crepaccio posto sotto alla vetta, portandoci alla salita finale che conduce alla cresta della montagna e alla cima del monte Cevedale (m.3769), che raggiungiamo dopo circa un’ora e mezza. Siamo i primi in questa bellissima giornata ad averne guadagnato la cima e ci soffermiamo per qualche minuto, nonostante l’aria frizzantina, per le foto di rito. A distanza di due anni mi trovo ancora qua, su questa fantastica vetta. Alle mie spalle emerge dal ghiaccio una baracca della prima Guerra Mondiale, un monito dei fatti accaduti più di cento anni fa, mentre a nord il rè della zona, il Gran Zebrù, piramide di ghiaccio e roccia domina sulla Val di Cedec. Il nostro percorso scende lungo la cresta sud, tra panorami a fil di cielo che ci porteranno al Passo di Rosole (m.3502) e alla sua vicina vetta, a metri 3536. Il percorso può continuare lungo gli sfasciumi dell’area cresta, o, come nel nostro caso, è possibile scendere lungo la lingua di neve presente e poi risalire fino al Col de la Mar (m.3442) e al vicino bivacco Colombo (m.3485), evitando cosi la cresta, in alcuni tratti esposta e con roccia non buonissima. Non ci resta che affrontare l’ultima salita, in un’ambiente ormai immacolato. la neve scesa nei giorni precedenti copre ogni traccia, rendendo l’ambiente ancora più suggestivo e spettacolare. Saliamo, un passo alla volta fino a toccare la spalla del Palon e poi via, lungo la cresta e al punto più alto della montagna, che a 3703 metri è anche vetta. Nessuna croce svetta sulla calotta glaciale del Palon de la Mar… Intorno a noi solo il bianco della neve e la vista delle 13 cime valtellinesi, che dal Pizzo Tresero raggiungono il lontano Ortles, toccando con le loro vette, che ne delimitano la corona alpina, i “quasi” 4000 metri di quota. La giornata è bellissima e restiamo in vetta per alcuni minuti, cercando di scolpire nella memoria questi fantastici panorami, cosi poco lontani da casa ma cosi diversi dalle nostre montagne. Soddisfatti iniziamo la discesa dalla cresta SW, puntando all’evidente plateau glaciale posto sotto la vetta. Pieghiamo nuovamente verso NW, prestando attenzione ai crepacci che, sappiamo bene, sono coperti dalla neve fresca scesa negli ultimi giorni… Seguiamo il ghiacciaio tenendoci lungo il margine destro fiancheggiando la cresta della montagna, dove sul crinale appaiono delle vecchie baracche, altri resti della Prima Guerra Mondiale. Un sentiero devia poi a destra, portandoci sempre più alla vista del vicino Rifugio Branca (m.2487), che raggiungiamo circa a mezzogiorno. Da qui, una strada jeepabile e un’ultimo sforzo ci riporteranno al rifugio Forni, punto di partenza di questa bellissima traversata che si conclude con 7 ore e 20 minuti totali di cammino, 17 km e 1100 metri di dislivello positivo.

Saranno i panorami della Valtellina e le sue bellissime montagne, saranno i ricordi, sarà la fatica, perché serve anche quella… Ma questa traversata a fil di cielo è stata sicuramente una delle più belle e remunerative che abbia mai fatto in alta montagna. Ringrazio Giuseppe per la bella compagnia e la nozioni tecniche, necessarie per questa bellissima gita alpinistica.