Trekking

30/09/2018 Carona – Rifugio Longo – Incisioni della Val Camisana

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30/09/2018 Carona – Rifugio Longo – Incisioni della Val Camisana
Informazioni Sintetiche:
Percorso: Carona – Rifugio Longo – Val Camisana
Tempo Escursione: 5 ore e 37 minuti
Distanza: 21,34 km
Ascesa: 1303 metri
Discesa: 1275 metri
Quota massima: 2350 metri
Quota minima:1170 metri
Segnavia: CAI 210, CAI 246, tracce
Difficoltà: EE

Ormai sappiamo che le nostre montagne, le Orobie, nascondono tra i loro anfratti favole e segreti. Se alcune di queste sono leggende tramandate da nonno a nipote, altre sono invece veri pezzi di storia, alcuni lasciati alla conoscenza di pochi, altri ormai diventati famosi. Oggi la storia mi porta sopra il paese di Carona, luogo che ospita la bella Val Camisana. In questa sito magico, tra il nascituro fiume Brembo e sotto le pendici del maestoso monte Aga, troviamo  le “Incisioni della Val Camisana”.

Per scoprire e vedere di persona questo “pezzo di storia bergamasca” dobbiamo rassegnarci a camminare per alcune ore. Parto da Carona all’alba, in compagnia di Stefano, lungo il segnavia CAI 210, classica carrareccia che conduce ai rifugi Calvi e Longo. Transitando per il borgo di Pagliari raggiungiamo la bella Cascata della Valsambuzza. Ignoriamo i segnavia che piegano in direzione del Passo del Publino e continuiamo lungo la larga strada, che dopo poco più di un’ora ci condurrà al Lago del Prato (m.1650). Noi pieghiamo a sinistra, con chiara indicazione per il Rifugio Longo (CAI 224), guadagnando quota inizialmente con ampi zig-zag, poi proseguendo a mezza costa lungo le pendici del Monte Sasso. Ignoriamo il segnavia che indica il Passo di Venina (e il dimenticato Monte Masoni) e raggiungiamo, dopo circa due ore di cammino, il tanto sospirato rifugio.

Dopo un caffe lascio Stefano, che mi aspetterà al rifugio, e raggiungo il piccolo specchio d’acqua conosciuto come Lago del Diavolo. Superata la diga lungo il suo coronamento continuo lungo il sentiero CAI 246. L’ambiente inizia a cambiare, mostrando il paesaggio tipico e aspro che si presenta in quota. Il monte Aga, che si specchia nel lago sottostante, sorveglia ogni passo, quasi come un attento gendarme posto a guardia della valle. Il ripido tracciato sale senza lasciare tregua, alternando tratti su prato a tratti su detriti e rocce, fino a portarmi ai 2372 metri di quota, valico conosciuto come Passo di Selletta. Un balcone panoramico sulla Val Camisana e sulle montagne che ne fanno da corona: dal Pizzo del Diavolo, Cervino bergamasco per eccellenza, fino ai monti Grabiasca, Reseda, Madonnino e Cabianca. Ai loro piedi, a rendere il paesaggio quasi una cartolina, troviamo in rifugio F.lli Calvi e il Lago Rotondo. 

La mia avventura non è ancora finita. Mi trovo in luogo magico, che racconta storie risalenti a 2500 anni fa, messaggi lasciati dai primi abitanti che risalivano queste montagne. Forse per cacciare, o forse per pregare Dei Pagani a noi oggi sconosciuti. Una zona che ancora oggi ha una sorta di magnetismo, probabilmente data dalla presenza del maestoso pizzo, che sorveglia la valle con la sua forma aguzza. Per raggiungere questi monoliti di roccia proseguo a sinistra, seguendo inizialmente il sentiero che conduce al rifugio Calvi. Sotto di me appare una torbiera, frutto del passaggio del Brembo nei millenni e punto di riferimento per le famose incisioni. Scendo seguendo un labile sentiero, che dopo un’attenta ricerca mi permetterà di trovare le prime pietre. Le incisioni si trovano su blocchi lisci, staccatesi dalle pareti del Monte Aga e incisi con strumenti appuntiti metallici. Caratterizzati da una parete ampia e liscia sono perfetti per accogliere le raffigurazioni, che nel corso degli anni si sono tramandate arrivando fino ai giorni nostri. Tra le immagini più antiche troviamo croci, nodi di Salomone, cuori e stelle a cinque punte. Proseguendo lungo la valle, sempre in direzione del Pizzo del Diavolo, incontro altre figure, che rappresentano uomini armati di epoca medievale e moderna, a noi più recenti. Sono frequenti i reticolati e i “filetti” (gioco simile al tris), alternati da cerchi e linee. In alcuni massi gli studiosi hanno individuato scritte in alfabeto leponzio, risalenti al II° e III° secolo avanti Cristo. L’area, che è soggetta a indagini e studi fin dal 2007, è stata suddivisa in quattro zone, che si snodano dai 2100 metri fino ai 2400. La prima è identificata in prossimità delle torbiere ed è stata nominata con la sigla LTB, la seconda si trova alla falde del monte Aga (AGA), la terza è corrispondente alla Val Camisana (CMS). Le ultime incisioni si trovano presso il pianoro di Valsecca, nella zona identificata come VLS.

Scattate le foto di rito torno sui miei passi, conscio di Stefano che mi attende al rifugio per il pranzo. Butto uno sguardo al Belzebù bergamasco, aguzzo e tentatore come qualsiasi Diavolo che si rispetti. Penso che devo tornare a fargli una visita ma oggi, a malincuore, non sono venuto per lui. Polenta e formaggio mi aspettano al rifugio! E poi.. tanto da li non scappa…!

Rientro al rifugio Longo giusto in tempo per il pranzo.