Trekking

10/03/2019 Anello nel Romanico di Lemine

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10/03/2019 Anello nel Romanico di Lemine
Informazioni Sintetiche:
Percorso: Anello di Lemine
Tempo Escursione: Circa 2 ore
Distanza: 7 km
Ascesa: 220 metri
Discesa: 218 metri
Quota massima: 377 metri
Quota minima: 285 metri
Segnavia: CAI 14
Difficoltà: T

Pochi lo sanno, ancor meno se ne ricordano…

La storia dell’antica Lemine. Nel Medioevo il toponimo di Lemine copriva un vasto comprensorio territoriale ad occidente del fiume Brembo, una zona che, nel corso dei secoli, fu sede del villaggio romano conosciuto come “Vicus Lemennis”. Un confine delimitato da oriente dalla sponda del Brembo, a settentrione dall’attuale val Taleggio, ad occidente da una linea della sponda orientale dell’Adda e a meridione dal territorio di Brembate di Sopra. Dalle tribù di origine celtica, ai Romani, ai Longobardi, al dominio Franco fino all’eta signorile il territorio di Lemine ha mantenuto un ruolo predominate sul nostro territorio. Fino al 1601, anno che ne vedrà la divisione nei comuni di Almenno san Salvatore e Almenno san Bartolomeo. 

La mia passeggiata prende via da Almenno san Salvatore, presso il sagrato della Madonna del Castello (m.280). La storia mi invita a soffermarmi per alcuni minuti, ancora prima di partire. Il santuario, proprio come ricorda il nome, ospitava un’antico castello costruito tra il IX e il X secolo, distrutto dalla Repubblica di Venezia nel 1443. Fiancheggiando la chiesa sul lato meridionale è ancora visibile una parte del muro perimetrale, affacciato sulle sponde del Brembo. Il santuario è una sovrapposizione di più edifici storici e di epoche differenti, che tra simboli, capitelli e statue riporta ad alcuni dei grandi temi di sempre, come la lotta tra il bene e il male. Lasciata la struttura continuo in direzione sud imboccando Vicolo del Santuario e successivamente via Ponte della Regina, quest’ultima dedicata al famoso (e misterioso) ponte posto lungo l’antica via romana Bergomun-Comum. Presso il fiume Brembo sono ancora visibili i resti di questo manufatto, crollato il 30 agosto 1493. Raggiungo in pochi minuti la contrada di Cà Grazioli e imbocco una sterrata che diventa dopo pochi metri sentiero. Il sentiero è sempre ben segnalato e riporta il segnavia CAI 14. Tra bellissimi scorci raggiungo i resti della Porta di Ronco (XII secolo), per scendere velocemente in direzione dell’abitato di Molina, antica zona industriale fortificata un tempo di proprietà del vescovo di Bergamo. Continuo lasciando la bella contrada alle mie spalle, imboccando una piccola strada che sale presso i resti di una seconda e antica porta. Il sentiero prosegue fino all’altezza dell’edicola dedicata alla Madonna Addolorata, dove piego a sinistra scendendo in direzione del Ponte del Tornago o “Pùt Tarchì”, altra bella struttura risalente al XII secolo e costruita sopra la forra del torrente omonimo, punto di confine tra i due Almenno. Risalgo l’evidente sentiero e in pochi minuti raggiungo la rotonda di San Tomè, una delle chiese romaniche più belle e famose di tutta la Lombardia. Anche se la struttura odierna risale al XII secolo si presuppone che le sue origini siano ben più antiche, tesi supportate dalle recenti ricerche che hanno confermato l’esistenza di altre opere, utilizzate per la costruzione dell’attuale tempio.

Dopo alcune foto riprendo il cammino e, attraversata la SP175, imbocco via Strada della Regina che in pochi minuti scende al “Put de la Noca” e risale subito dopo la via omonima. Tra vigneti e panorami sull’Albenza costeggio l’edicola di San Nicola (m.325) e le antiche “Case della Porta”, contrade tra le meglio conservate di Almenno san Salvatore. Prendendo la strada alta raggiungo la chiesa e il monastero attiguo risalente al 1400, un tempo convento di frati agostiniani e oggi in ristrutturazione. Numerose opere d’arte sono racchiuse tra queste mura, come le statue della Madonna della Consolazione, quelle di san Nicola e sant’Agostino e il cinquecentesco organo Antegnati.

Il mio itinerario scende nuovamente in direzione della Case della Porta e tra bellissimi vigneti via delle “Corne Buse” che con alcuni tornanti conduce in via Dante Alighieri. Una breve discesa mi porta alla Madonna del Rosario e successivamente, lungo via Borgo antico, alla Chiesa Romanica di San Giorgio (m.280). L’edificio, costruito attorno al XII secolo, si caratterizza per la posizione isolata, dove un tempo sorgeva Lemine Inferiore. In origine la chiesa era completamente affrescata con opere del XII e XIII secolo. Vista anche questa perla bergamasca concludo la mia passeggiata costeggiando il lato meridionale della chiesa. Una stradella lascerà presto il posto all’asfalto di via Ospedaletto e via Carducci, che in pochi minuti mi riporterà al Santuario della Madonna del Castello, punto di partenza.