Trekking

07/06/2019 Giretto ad anello al Rifugio Calvi

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07/06/2019 Giretto ad anello al Rifugio Calvi
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07/06/2019 Giretto ad anello al Rifugio Calvi
07/06/2019 Giretto ad anello al Rifugio Calvi
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07/06/2019 Giretto ad anello al Rifugio Calvi
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07/06/2019 Giretto ad anello al Rifugio Calvi
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07/06/2019 Giretto ad anello al Rifugio Calvi
Informazioni Sintetiche:
Percorso: Anello al rifugio Calvi
Tempo Escursione: Circa 5 ore
Distanza: km 19,91 km
Ascesa: metri 1176
Discesa: metri 1215
Quota massima: metri 1953
Quota minima: metri 1142
Segnavia: CAI 247
Difficoltà: E

Dopo sei giorni in Val Seriana sentivo davvero la nostalgia della valle a cui sono più legato. Forse perché su questi sentieri ho mosso i primi passi in montagna, ho salito le prime vette, o gustato le giornate di pace più belle. Essere in Val Brembana è un pò come essere a casa…

In volo sopra il rifugio Calvi

Parto di buon mattino da Carona, risalendo nel primo tratto il sentiero CAI 210 che conduce alla graziosa frazione di Pagliari. Qua abbandono la noiosa carrareccia e piego a destra, entrando tra le case di questo piccolo borgo ormai ritornato, in questi ultimi anni, a nuova vita. Imbocco il sentiero CAI 247 e attraverso il fiume Brembo tra il profumo dell’erba verde e il ronzio delle api, in un’ambiente sempre più bello e rilassante. Il posto giusto per una passeggiata. Con lo zaino più carico di pensieri che di materiale risalgo il sentiero, in questo primo tratto ripido, entrando in bosco di pini che mi regala ombra e refrigerio. A tratti spuntano tra le fronde degli alberi le sagome del monte Chierico e del Pizzo Zerna, come ritagli da cartolina racchiusi in una cornice speciale. Continuo sperando di non incontrare nessuno sul percorso, geloso di questi panorami che, in un mondo ormai sempre più di condivisione e social network, oggi desidero custodire gelosamente per me.

Tra spazi sempre più ampi raggiungo il bivio per la Valle dei Frati e il rifugio Laghi Gemelli, che ignoro. Il sentiero spiana e spuntano il monte che regala il nome alla valle e i vicini Cà Bianca e Madonnino, ancora innevati. Continuo e ancora una volta scavalco il fiume Brembo, che mi ha accompagnato con i suoi scrosci per quasi tutto il tragitto. Una ripida salita mi porta alla carrareccia e il panorama cambia ancora. Spunta il Grabiasca, il Diavolo e il Diavolino, il Pizzo di Cigola, il Monte Aga e tutta la corona alpina che ben conosco. Le montagne di casa, le mie montagne. Lo zaino si alleggerisce un pò, riprendo a salire costeggiando il vecchio rifugio Calvi e successivamente la diga, che raggiungo con un’ultimo, ripido strappo. Mi sembra di conoscere ogni passo di questo sentiero.

Raggiungo il lago artificiale di Fregabolgia circa alle 11. L’invaso, di solito vuoto, è pieno a meta della sua capienza massima. Uno spettacolo che ho visto pochissime volte. Mi fermo a scattare qualche foto, e riparto in direzione del rifugio, che raggiungo dopo un’altra mezz’ora di cammino. Non mi resta che riporre lo zaino, ormai vuoto del bagaglio più pesante, e restare a contemplare il panorama che tanto amo…

Il ritorno avviene tempo dopo, lungo la classica carrareccia spaccagambe marchiata CAI 210. Ma tanto, ormai, viaggio leggero.