Trekking

12/09/2019 Pizzo Tre Signori e rifugio Falc

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12/09/2019 Pizzo Tre Signori e rifugio Falc
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12/09/2019 Pizzo Tre Signori e rifugio Falc
12/09/2019 Pizzo Tre Signori e rifugio Falc
Informazioni Sintetiche:
Percorso: Ornica – Pizzo Tre Signori – Rifugio Falc
Tempo Escursione: 7 ore e 15 minuti
Distanza: km 24,95 km
Ascesa: metri 2018
Discesa: metri 2118
Quota massima: metri 2560
Quota minima: metri 814
Segnavia: CAI 106 e tracce
Difficoltà: EE

Posto anticamente a confine tra il Ducato di Milano, la Repubblica dei Grigioni e la Repubblica Veneta, il Pizzo Tre Signori oggi segna i confini tra Bergamo, Sondrio e Lecco. La sua panoramica cima spicca a guardia della Val d’Inferno, in un’ambiente austero e selvaggio, casa degli stambecchi, dalle marmotte e delle leggende. Che tra i torrioni di questa montagna sembrano, sopratutto tra le ombre del tramonto, quasi verità.

Partenza da Ornica. Ok. Michael se la sentiva, quindi perché non portarlo sul Pizzo Tre Signori? Dopo quasi tre anni mi ritrovo ad affrontare questa bella montagna, famosa per i suoi dislivelli e per i suoi panorami, belli, selvaggi e… lunghissimi! Partiamo da Ornica poco dopo le otto, lungo il segnavia CAI 106. Un cartello indicativo ci riporta alla realtà. Ci attendono più di quattro ore di cammino per raggiungere la cima del Pizzo. Il percorso sale subito ripido costeggiando un piccolo corso d’acqua, e ci porta all’imbocco della valle dopo circa mezz’ora. Il panorama si apre su quell’angolo di Paradiso conosciuto dai valigiani come Val d’Inferno, un toponimo legato alle tante fucine che per anni hanno caratterizzato la vita di questa valle. Sul fondo della valle l’arcigna sagoma della Sfinge regna sovrana, monito per tutti quelli che intendono violare questo suggestivo luogo. Gli alberi si diradano e lasciano posto ai prati. Tra i fischi delle marmotte saliamo toccando prima Baita la Costa, poi baita Casera e successivamente Baita Ciarelli, antiche fucine ancora oggi ricovero dei pastori.

Dall’Inferno al Paradiso.Ci concediamo una pausa tra i cavalli al pascolo, consapevoli che siamo solo a metà del nostro percorso. Il sentiero sale ancora senza sconti, continuando con ampie serpentine fino alla suggestiva Baita Predoni, frutto delle storie popolari che la identificano come “Baita del Diavolo”. Siamo a 1800 metri di quota. Continuiamo, attraversiamo il torrente e incrociamo il sentiero CAI 101, che dal rifugio Benigni continua in direzione del rifugio Grassi. Lo ignoriamo a continuiamo la salita, ormai a ridosso della sfinge. Transitiamo sotto questo suggestivo torrione, riservato agli alpinisti, e continuiamo in falsopiano lungo il vallone dietrico che ci porterà, dopo circa tre ore di cammino, alla Bocchetta d’Inferno e allo spettacolare panorama che si apre sulla Valtellina e sulla nostra montagna, posta alla nostra destra e visibile in tutta la sua bellezza.

Verso la vetta. Il panorama, a picco sul Lago d’Inferno, invita al riposo. Ma la vetta si trova 200 metri più in alto, quindi… Zaino e gambe in spalla iniziamo la facile e divertente salita. Tra salti di roccia, detriti e neve settembrina raggiungiamo la panoramica cresta, dove una catena (che non ricordavo) permette di superare l’ultimo tratto, piuttosto esposto e caratterizzato da rocce lisce e verticali. E’ l’ultimo sforzo. Dopo l’inferno abbiamo raggiunto il Paradiso.

Il ritorno. Dopo le foto di rito decidiamo di scendere in direzione del lago, dove ci fermiamo per una breve sosta. Vista la bella giornata proseguiamo in direzione del rifugio Falc, posto a circa un’ora di cammino, lungo il lato opposto dl lago. Un caffè, un’amaro, e ritorniamo sui nostri passi fino alla Bocchetta d’Inferno e al sentiero comune all’andata. Il nostro ritorno all’auto sarà circa alle 19.30, dopo quasi 12 ore di cammino. In uno degli angoli più belli e incontaminati delle Orobie.