Trekking

04/05/2020 Giretto a Maslana

04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana
04/05/2020 Giretto a Maslana

70 giorni. Sono passati due mesi e mezzo dall’ultimo giretto in montagna. Probabilmente il mio stop più lungo in oltre dieci anni… Un lasso di tempo che sembra lunghissimo, ma allo stesso tempo una piccolissima parte se paragonato a una vita intera.

Cosi, con molti dubbi nello stomaco in merito alle nuove disposizioni governative per il contenimento all’epidemia di Covid 19, alle sei del mattino sono a Valbondione. Parcheggio al limitare del paese, dove sono presenti altre due auto, probabilmente altri escursionisti solitari che non hanno resistito alla tentazione di rivedere le nostre montagne. Armato di macchina fotografica, mascherina e disinfettante mi incammino sul sentiero che sale al borgo di Maslana. L’obiettivo di oggi non è solo una gita di piacere, ma vede come scopo principale quello di documentare le valli bergamasche dopo più di due mesi di lock down. Mi incammino sul sentiero tra il canto degli uccellini, un buongiorno che tutti vorrebbero ricevere al mattino… Con calma (complici i 7 kg accumulati) raggiungo il borgo di Maslana ancor prima del sorgere del sole. Mai come oggi la pace e il silenzio che vi regna mi è sembrato tanto surreale.

Non c’è anima viva. Bastano pochi passi, e mi colpisce subito un’odore pungente, che negli anni ho imparato a riconoscere. Un puzzo che, se devo trovare un’aggettivo, definirei “selvatico”. Ancora un passo, e da dietro un porticato spuntano le corna di uno stambecco. Incuriosito dapprima mi osserva, poi si accinge lungo il sentiero, mostrandomi le spalle. Solo dopo mi rendo conto che oltre le case, nell’ampio pratone, si trovano decine di stambecchi intenti a brucare erba verde. Mi avvicino in silenzio, mi notano, soffiano infastiditi e li osservo con calma a distanza, senza disturbarli. Quando riprendono a brucare li raggiungo fino a pochi metri, scattando alcune foto.

Mi fermo qualche minuto contemplare questa meraviglia, sapendo che il meglio deve ancora arrivare. Il sole fa capolino mentre raggiungo le case della Piccinella. Bellissime, incastonate in uno degli angoli più pittoreschi delle nostre montagne. Nei d’intorni sento muoversi rapidi i miei amici ungulati, ma purtroppo senza vederli…

Supero l’antico ponte romano e mi ritrovo a costeggiare il placido fiume. Proseguo nel bosco, e dopo pochi minuti di cammino fanno capolino le Cascate del Serio. Le ho viste centinaia di volte, ma mai sono state cosi belle. Raggiungo l’Osservatorio di Maslana e alle sette e mezzo del mattino mi godo il panino e il bicchiere di vino (non giudicatemi) più buono dell’universo! 600 metri sopra di me, a sbalzo sulla montagna, fa capolino dalle nuvole l’Ostello al Curo. Se dovessi descrivere lo spettacolo che si presenta ai miei occhi, direi che si tratta di un paradiso sospeso tra il bianco e l’azzurro, alla cui base, come per magia, nascono le cascate più belle delle nostre montagne. Ma credetemi. Sarebbe ancora troppo banale.