Il Rifugio Carlo Medici – Baita Cassinelli.

Lassù, a 1568 metri di altezza, troviamo lei. Baciata dal sole e al cospetto della parete sud della Presolana: la Baita Cassinelli. Nata prima degli Anni Cinquanta come casera per i malghesi, è stata assegnata all’inizio degli Anni Settanta al Cnas di Clusone, come base di stoccaggio materiale per il soccorso alpino sulla Regina delle Orobie. Nel 2013, dopo quarant’anni, è stata promossa da capanna sociale a rifugio alpino, la giusta ricompensa per questa baita che per mezzo secolo ha offerto riparo a chiunque transitava sotto le pendici della Presolana. Nel novembre 2017 il comune e la sottosezione del CAI di Castione hanno deciso di intitolarla al precursore dell’alpinismo bergamasco: Carlo Medici. «Un’idea nata durante l’Abbraccio della Presolana – racconta Tommasoni Lino, presidente del CAI di Castione -. Baita Cassinelli era l’unico rifugio sulle Orobie che non portava il nome di un alpinista famoso. Ora questa lacuna è stata colmata con l’intitolazione a Carlo Medici, guida alpina, originario castionese e primo a salire in vetta a questa grande Montagna».

Chi era Carlo Medici. Carlo Medici è un nome legato in corda doppia alla conquista della Presolana. Il 3 ottobre 1870 la guida alpina orobica compì la prima ascesa alla vetta della Regina. Con lui altri due nomi dell’alpinismo bergamasco: Federico Frizzoni e Antonio Curò, futuro presidente del CAI di Bergamo. Un’ascesa che sapeva di sfida, ma era anche avvolta da storie e aneddoti riguardanti la regina e i suoi fantasmi. Una leggenda narrava che tra le sue guglie vagavano gli spiriti degli Alani. Il terribile e vendicativo popolo trovò la sua sconfitta proprio qui, in prossimità della Grotta dei Pagani, nell’anno 463, ad opera dei soldati romani guidati dal condottiero Patrizio Ricimiero. 147 anni fa la salita alla regina delle Orobie era vista quasi come un sacrilegio, la profanazione di una montagna lasciata agli spiriti e alle sue leggende. I tre avventurieri sfatarono un mito, conquistando la sua cima in una giornata che verrà ricordata nella storia dell’alpinismo. Una lapide posata il 3 ottobre del 2000 nei pressi della Grotta dei Pagani ricorda l’impresa. La storia di Carlo Medici non si fermò qua anche se restò per sempre legata a queste montagne. Fu proprio lui nel 1888 a portare Papa Pio XI alla conquista della Presolana, in veste di guida alpina e di profondo conoscitore di queste cime.

La parola ai rifugisti. Da fine 2017 il neo-titolato Rifugio Carlo Medici è affidato alle cure di Claudio e Mariagrazia. Reduci dall’esperienza maturata nella gestione del Rifugio Carlo Porta, posto nelle Grigne lecchesi, sono ora approdati in Presolana. «Puntiamo a una gestione semplice ma moderna, valorizzando il più possibile il rifugio e il territorio – dice Claudio -. Siamo molto felici dell’intitolazione della Baita a Carlo Medici. È nostra intenzione ricordarlo con una serie di serate ed eventi, dove collaboreranno anche alpinisti importanti. Nella prossima primavera organizzeremo anche una festa, per celebrare l’intitolazione. Durante la stagione invernale resteremo sempre aperti, da mercoledì a domenica compresa». Il rifugio è stato, nella giornata del 9 luglio 2017, partecipe al famosissimo Abbraccio della Presolana, coinvolgendo migliaia di persone. Il prossimo passo per l’ex baita Cassinelli sarà la conquista del titolo di rifugio senza barriere, cioè accessibile anche alle persone disabili e con ridotte capacità motorie.

Le vie e le montagne circostanti. Per raggiungere il Rifugio Carlo Medici ci sono sentieri per tutti i gusti. La via più veloce è il sentiero CAI 315/316, che trova il suo via al Passo della Presolana, con chiare indicazioni per il rifugio, la Grotta dei Pagani e la cima stessa. Questo percorso permette di raggiungere la baita in meno di un’ora. Chi vuole raggiungere il Carlo Medici partendo dal Rifugio Rino Olmo deve mettere in preventivo due ore e trenta di cammino. Sono invece più di tre ore per chi vuole partire dal Rifugio Albani, attraversando il suggestivo Passo della Porta e la sua via ferrata.