Il Rifugio Laghi Gemelli.

Il rifugio Laghi Gemelli, posto in prossimità degli omonimi laghi, è un’icona orobica per eccellenza. Nelle sue limpide acque, dove si intrecciano leggende e aneddoti, si specchiano le sagome del Monte Corte, del Pizzo Farno e del maestoso Pizzo del Becco. Ma questi luoghi, spesso battuti da escursionisti ignari, non parlano solo di fiabe. La conca dei Laghi Gemelli racchiude veri è propri pezzi di storia, racconti di uomini, montagne, sacrifici e lotte.

Inaugurazione Rifugio Laghi Gemelli

Il rifugio nei primi anni. Di un rifugio in Val Brembana si parlava già nel 1890, quando i soci del CAI Bergamo lamentavano la mancanza di una baita d’appoggio per l’ascesa al maestoso Pizzo del Diavolo di Tenda. La locazione per il rifugio, il terzo di proprietà del Club Alpino bergamasco dopo quelli della Brunona e del Barbellino, verrà poi trovata nella conca che ospita i Laghi Gemelli, a un’altitudine di 2053 metri sul livello del mare. L’annuncio viene riportato sulla rivista mensile del Club Alpino Italiano a febbraio 1889. Nello stesso anno il rifugio viene costruito e, dopo la pausa invernale, arredato. Allora si trattava di un edificio di un solo piano, con pareti in muratura e tetto di ardesia e una dimensione di 15 metri per 5. Diviso in quattro locali, era dotato di 18 posti letto e all’occorrenza di altri 10 sui tavolari. Posto su di un rilievo, da un lato godeva di un ampio panorama sui laghi, dall’altro sulla Valle del Gorno, che scende dal Passo d’Aviasco. La gestione venne affidata alla famiglia Berera di Branzi. Il 1 luglio 1900 vide la sua inaugurazione al cospetto di quasi 200 alpinisti, con una grande festa.


Il rifugio in inverno

La guerra e i partigiani dei Laghi Gemelli. Il rifugio proseguì nella sua funzione fino alla seconda guerra mondiale, quando le attività si ridussero fino a cessare. In quel frangente venne scelto come base operativa dalla Brigata Partigiana Giustizia e Libertà – Cacciatori delle Alpi capitanata dal partigiano Mino Bartoli. Coraggioso, insofferente alle regole e amatissimo dai suoi commilitoni, Bartoli condusse la Brigata in avventure di ogni genere. Fra queste l’attacco al presidio fascista sul Lago Venina (concluso senza perdite e con 18 prigionieri) e l’audace colpo di Rovetta alla Banca Mutua Popolare di Bergamo. Fu verso la metà del Gennaio del 1945 che, racconta Bartoli, «fummo sorpresi da un forte rastrellamento. Dico sorpresi perché quasi tutti gli uomini si trovavano in valle per servizio e ai Laghi Gemelli non erano rimasti che pochissimi. Essi nascosero il materiale e le armi in esuberanza e mentre con due uomini scendevo verso Carona, per la Valle dei Frati, allo scopo di studiare i movimenti degli avversari, i fascisti iniziarono la salita ai Laghi Gemelli. Questo fatto era da noi completamente imprevisto, essendo la montagna del tutto impraticabile, a causa di un’abbondante nevicata, scesa il giorno prima, che rendeva gli spostamenti difficili anche con gli sci. Cosi i trecento fascisti salirono, a mala pena, faticosamente, ma salirono. Arrivarono ai Laghi Gemelli mentre i pochi uomini si erano ritirati ordinatamente al Lago Nero e distrussero praticamente ogni cosa». (Da Un rifugio nella Storia di Silvio Calvi, Roberto Cremaschi, Maurizio Nava). I rastrellamenti durarono una settimana, fino a quando, poco prima di andarsene, le truppe fasciste incendiarono il rifugio e le case dei guardiani della diga. Il sentiero che parte da Branzi e conduce ai Laghi Gemelli è stato dedicato in questi anni al partigiano Ercole Pedretti, facente parte della brigata capitanata da Bartoli e morto in uno scontro a fuoco a Branzi il 22 gennaio 1945, proprio a fronte dei fatti successi pochi giorni prima.

Il rifugio in estate

Dal dopoguerra ai giorni nostri. Gia nell’estate del 1946 iniziarono i lavori di costruzione del nuovo rifugio. Posto su un rilievo poco distante dal precedente e progettato dall’ingegnere Veneziani e da Emilio Corti venne donato dalla società elettrica Vizzola al CAI di Bergamo e inaugurato il 25 Luglio 1948. La cappella poco distante fu invece costruita nel 1950 con i fondi avanzati dalle formazioni partigiane. Il rifugio ha subito negli anni modifiche e miglioramenti: la struttura odierna conta ben 80 posti letto ed è suddivisa su tre piani. È gestito da Maurizio Nava e Stefano Brignoli che assicurano un’ottima accoglienza, una cucina curata e attenta ai piatti tipici della tradizione locale ed una selezione di vini della zona.

Il vecchio rifugio

Il recupero del vecchio rifugio. Costruito l’odierno rifugio, il “vecchio” Laghi Gemelli è finito lentamente nell’oblio. Dimenticato insieme alla sua storia, si è ricoperto man mano di erba e fiori di montagna, nascondendosi sempre di più alla vista dell’ignaro escursionista di passaggio. E pensare che durante la guerra la libertà aveva trovato rifugio proprio tra queste mura. Fortunatamente fino al 2015, quando una trentina di volontari si è rimboccata le maniche e ha cominciato a ripulire i resti murali dalla vegetazione che lo ricopriva. Dedicandoci parecchi fine settimana, le abili mani dei volontari hanno svuotato l’interno del rifugio dai resti del tetto e dei muri perimetrali, pulendo anch’essi dal muschio e dalla vegetazione che si era insediata negli anni. Per finire, con l’aiuto di un muratore, si è consolidato lo strato superiore della muratura con un filo di malta, per preservarla negli anni. Ora i ruderi sono tornati alle luce e consegnati alla memoria.

I rifugisti. Il risultato non cambia, sia che siamo alpinisti o semplici escursionisti. La frizzante aria di montagna, si sa, mette un certo appetito. Ecco perché i profumi ci porteranno ad accomodarci presso la struttura, prossima ai 120 anni e gestita con passione da Maurizio Nava e dal cuoco Stefano Brignoli. «Con Stefano ho iniziato la gestione del rifugio circa quindici anni fa. Non ero comunque nuovo del mestiere, ero già stato rifugista al “Laghi Gemelli” nei dieci anni precedenti – racconta Maurizio -. Abbiamo la fortuna di avere parecchi accessi che garantiscono una buona affluenza, concentrata prevalentemente nei weekend. Oltre alla bellezza del luogo e all’accoglienza, il nostro punto di forza è la cucina, che offre la possibilità di gustare i piatti tipici della valle favorendo i prodotti a km 0. Per esempio, i nostri formaggi provengono dagli alpeggi della zona: abbiamo il Branzi, Formai de Mùt e il Taleggio, ma anche prodotti di nicchia come il Rosso Imperiale, il Roccolo Divino e lo Strachitunt, che vengono accompagnati dalle nostre marmellate di cipolle e arance. La montagna ci aiuta offrendo ottime risorse, come il Buon Enrico, spinacio selvatico utilizzato sia negli impasti che nei risotti. Per i primi piatti abbiamo una scelta che varia tra casoncelli, lasagne, gnocchi, foiade ai funghi, pappardelle di farina nera, pasta allo strachitunt, al taleggio o al ragù di carne. Nei nostri primi utilizziamo pasta fresca, e anche in questo caso la farina viene acquistata in Val Brembana. Abbiamo poi le carni: gli stracotti d’asino o di selvaggina, gli arrosti, i brasati e lo stufato di Lenna, tutti serviti con l’immancabile polenta, accompagnata da funghi o formaggio fuso. Completano il quadro i salumi tipici del territorio. Stefano mantiene una cucina che possiamo definire di “montagna”, che privilegia i prodotti di qualità che offre la nostra valle». Nel 2018, la struttura ha potuto vantarsi dell’ambito premio “A Tavola in Rifugio”, posizionandosi prima classificata con la “Pasta al Paruk e salsa di Strachitunt”. (Intervista 11/07/2019 – BergamoPost).

Curiosità sui laghi e sulla costruzione delle dighe in Val Brembana. La zona è conosciuta col nome di “altopiano dei laghi” per la presenza di una decina di bacini artificiali vicini tra loro. Il 12 maggio 1897 si costituì la Società Lombarda per la distribuzione di Energia Elettrica che nel 1918 partecipò con altre società del settore alla costruzione di un imponente complesso di serbatoi in alta Val Brembana. Si prevedeva di avere a disposizione, a lavori ultimati, un serbatoio con una capienza di 85 milioni di kwh. I primi lavori iniziarono nel 1920 e coinvolsero i bacini di Sardegnana, del Lago Marcio e del Lago del Becco. Nel 1928 venne invece costruita la diga dei Laghi Gemelli, ultimata nel 1932. Il suo invaso ha una capienza di 5 milioni di metri cubi d’acqua.

In volo sui Laghi Gemelli

Le vie di accesso. Per raggiungere il rifugio Laghi Gemelli ci sono ben tre vie di accesso: il sentiero CAI 211 con partenza da Carona, il sentiero CAI 212 con partenza da Branzi (Sentiero del Partigiano) e il sentiero CAI 215 con partenza dalle Baite di Mezzeno (Roncobello).