Il Rifugio Tagliaferri.

In alta Val di Scalve, a 2328 metri e ubicato all’estremità settentrionale della Valle del Vò, si trova il rifugio Nani Tagliaferri. La sua posizione, in uno degli angoli più suggestivi delle nostre montagne, lo rende uno dei rifugi più impegnativi e distanti da raggiungere. La zona in cui si trova, in posizione intermedia tra il Rifugio Curò a ovest, Ronco di Schilpario a sud e il Passo del Vivione a est, è posta sotto la tutela della riserva faunistica dei Laghi del Belviso e del Barbellino, sito ricco di flora autoctona e specie uniche.

Il rifugio. Dire che il rifugio Nani Tagliaferri è speciale risulterebbe banale. Chi ci arriva percorre un’antica via, antecedente al rifugio stesso, sulle orme dei contrabbandieri e dei trafficanti che oltrepassavano il valico con provviste, alcolici e anche armi da fuoco. Ma è anche una via lungo i sentieri della Grande Guerra e l’antica strada militare della Linea Cadorna. Se ancora non basta per farvi capire l’atmosfera che si respira qui basta pensare che il rifugio è gestito da 32 anni da “Cesco”, all’anagrafe Francesco Tagliaferri, fratello del Nani a cui è intitolata la struttura e con cui ha condiviso il progetto anni or sono. L’inaugurazione risale infatti al 1985 e vide il contributo della Comunità Montana, del CAI di Bergamo e degli scalvini, che volevano coronare il sogno di Nani di dotare la valle di un rifugio in alta quota, necessario per le ascensioni nella zona. Esattamente un anno dopo il rifugio fu completamente devastato da un incendio. Francesco ne individuò la nuova collocazione nella conca sottostante il Passo di Venano, e il rifugio viene così ricostruito con impegno e sacrificio. Tuttora conta 50 posti letto, 50 coperti interni e 100 esterni e continua a essere gestito da Cesco Tagliaferri, con una particolare attenzione che nasce dall’amore per la montagna e dalla passione per la buona cucina, che fanno del rifugio un punto di riferimento non solo per gli escursionisti ma anche per i buongustai.

Le vie di salita. I sentieri per raggiungere il rifugio sono riservati a escursionisti esperti, non quanto per le difficoltà ma per le lunghezze e i dislivelli previsti. Raggiungere il rifugio Tagliaferri non è per tutti, e la differenza viene dettata proprio dalla distanza e dall’ambiente, che a 2328 metri cambia molto repentinamente. Ecco i principali accessi:

  • Da Ronco di Schilpario, lungo il segnavia CAI 413, in circa 4 ore con un dislivello di 1300 metri. Il sentiero sale lungo la mulattiera militare in modo regolare, costeggiando la Valle del Vò fino alle sue cascate (visibili con una veloce deviazione alla nostra destra). Il sentiero, a circa 1600 metri e sempre ben segnalato, oltrepassa con l’ausilio di un ponte di legno il torrente e sale deciso fino alla conca di Venano di Sopra. Con ampi tornanti si risale la mulattiera fino a raggiungere in falsopiano il Rifugio Nani Tagliaferri, posto a metri 2328.
  • Dal lago di Belviso, lungo il segnavia 12 e 13, in circa 3 ore con un dislivello di 950 metri. Il sentiero costeggia il grande bacino artificiale fino all’imbocco della Val di Pila, innalzandosi seguendo il torrente fino alla Malga omonima (m.2010) e successivamente attraverso la Valle di Belviso. Con salita costante raggiungeremo dapprima il Passo di Venano (m.2328) e con un’ultimo sforzo il rifugio, ormai visibile.
  • Dal rifugio Antonio Curò, lungo il segnavia CAI 321, in circa 5 ore con un dislivello di 800 metri. Questo percorso è anche una variante del Sentiero delle Orobie. Un’itinerario che si snoda lungo la Val Cerviera, la Valle di Bondione e successivamente la Valle del Gleno, portando l’escursionista fino al Passo di Belviso (m.2518). È l’ultimo sforzo: una rapida discesa ci condurrà al rifugio in pochi minuti!

Nani Tagliaferri, uomo e alpinista. Il rifugio è intitolato alla memoria della guida alpina Nani Tagliaferri, vilminorese morto a 41 anni sul Pukajirka Central, tra i ghiacci del Perù, con Livio Piantoni e Italo Maj durante la spedizione alpinistica Val di Scalve 1981. Gli scalatori vennero travolti poco sotto alla vetta dal crollo di un’intera parete di ghiaccio. Nani fu presidente della sottosezione del Club Alpino Italiano Val di Scalve fin dal 1978, anno della sua fondazione. Con associati e amici iniziò fin da subito la ricerca di un luogo idoneo a ospitare il rifugio alpino della sezione. Nonostante la sua morte prematura il suo progetto è stato accolto dal fratello Francesco, che negli anni ha realizzato e gestito il rifugio fino ai giorni nostri.

Traversate ed escursioni. Tre principali ascensioni ad altrettante vette circostanti rendono il rifugio appetibile sia agli escursionisti che agli alpinisti.

  • Il Pizzo Tornello (m.2687): lungo il segnavia CAI 430 possiamo raggiungere la vetta del Pizzo in circa un’ora e mezza. Il sentiero ha una difficolta escursionistica ed è accessibile a tutti.
  • Il Monte Venerocolo (m.2590): più impegnativa e per escursionisti esperti è invece la salita al Monte Venerocolo ed ai suoi laghi omonimi, vere perle naturali posta alla base della montagna. Dal rifugio dobbiamo seguire il segnavia CAI 414 fino al Passo di Venerocolo, successivamente il sentiero CAI 416 fino al Passo del Sellerino e poi la bella cresta della montagna. Per questa escursione dobbiamo prevedere circa tre ore di cammino.
  • Il Monte Gleno (m.2882): una bellissima montagna riservata però ai più esperti! Dal rifugio dobbiamo raggiungere il Passo di Belviso, dove si staglia la ripida cresta che richiede fin da subito la massima attenzione. Seguendo il filo della montagna (con tratti di arrampicata nel limite del II° grado) si raggiunge il Monte Glenino (m.2852) e il poco distante Monte Gleno. La salita da questo versante non è assolutamente da sottovalutare a causa della roccia poco sicura. Anche questa escursione può toccare le tre ore di cammino.