Il Ponte della Regina a Lemine

Una delle più antiche strutture realizzate dall’Impero Romano in terra bergamasca è stato, sicuramente, l’antico Ponte di Lemine, conosciuto poi negli anni come Ponte della Regina. Non una semplice passerella, bensì una struttura imponente che centinaia di anni or sono ha reso possibile lo sviluppo della viabilità tra Bergamo e Como, garantendo l’espansione dei paesi limitrofi e delle aree circostanti. In questo caso, i centri abitati posti sulle sponde del fiume Brembo, ovvero Almè e Almenno, che nel Medioevo “componevano” l’antica Lemine, regia Longobarda.

Uno dei piloni oggi.

Il Ponte di Lemine. Non si conosce con esatta precisione la data di costruzione di questa imponente struttura. Secondo l’ingegnere Elia Fornoni (1847-1925), che si interessò alla storia del ponte alla fine del 1800 nel suo trattato L’antica corte di Lemine – Il ponte sul Brembo (1887), la sua costruzione è da legare agli anni dell’Imperatore Traiano (53-117), che ne realizzò uno simile anche ad Alcantara, in Spagna. Il ponte era composto da sette arcate, era lungo 180 metri e alto 24, con una larghezza, si suppone, che doveva raggiungere i sei metri e mezzo. Sempre secondo il Fornoni, la pila centrale del ponte sosteneva le spalle di un arco trionfale. Una struttura imponente, nata come strada militare e collegamento necessario per Roma in quanto area di congiungimento con il territorio di Como e con l’Europa Centrale. E cosi è stato fino al XV secolo.

La caduta. Dopo più di mille anni di onorato servizio, il ponte di Lemine dovette affrontare una delle più colossali e catastrofiche piene nella storia del fiume Brembo. Il 31 agosto 1493, la furia delle sue acque travolse ben 24 ponti, distruggendo mulini, segherie, magli e tutte le strutture presenti sulle sponde del fiume bergamasco. Donato Calvi (letterato bergamasco 1613-1678) raccolse, 150 anni dopo, le testimonianze presenti in diari e manoscritti, raccontando cosi l’accaduto: «Rovina indicibile hoggi cagionata dall’inondazione del Brembo, che crebbe à trenta braccia sopra ogni più alto ponte, seco traendo campi, strade, case, edifici, molini, folli, e ogni fabrica…». Si racconta che l’alluvione si scatenò in pochi minuti, travolgendo, tra le tante strutture, anche il Ponte della Regina, distruggendo i due archi a entrambe le estremità e travolgendo i passanti che vi stavano transitando. Ironia della sorte, i tre archi centrali rimasero miracolosamente integri, lasciando però isolate 36 persone. Spaventati, i superstiti dovettero attendere ben 72 ore prima che la furia del Brembo si placasse e venissero soccorsi. Sempre il Calvi racconta che, con un ingegnoso espediente, si riuscì comunque a sfamarli lanciando loro delle pagnotte con delle fionde. Dopo tre giorni e tre notti di terrore, la piena si fermò e i superstiti, «ormai più morti che vivi», furono tratti in salvo con l’ausilio di scale e corde. I tre archi centrali sostennero la forza del Brembo per altri tre secoli, quando, ormai logori, caddero sotto i colpi del fiume: il primo il 15 giugno 1783, quelli rimanenti nel 1793. Cent’anni dopo, il 28 marzo 1893, il Prefetto della Provincia di Bergamo accordava all’ing. Giuseppe Ceriani di Villa d’Almè la facoltà di eseguire la demolizione dei resti dell’antico Ponte della Regina, dal momento che costituivano un pericolo per le opere di presa sulla sponda sinistra.

Le origini del nome. E perché mai Ponte della Regina? Ancora una volta è il mito, unito alla tradizione popolare, a generare l’origine di questo nome che negli anni è sempre rimasto avvolto nel mistero. La struttura, fin dal Medioevo, era conosciuta e denominata nei diversi atti a noi pervenuti con il nome di “Ponte di Lemine”. Anche Bortolo Belotti nella sua Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, lo descrive come «il Ponte di Almenno, fabbricato più di mill’anni fa», certificandone in un certo modo la data e il nome utilizzato. Questo fino al suo crollo nel 1493, data che vedrà il manufatto appropriarsi del nome di “Ponte della Regina”. La credenza popolare ha voluto associare i suoi resti a una regina Longobarda, da alcuni individuata in Teutperga, moglie ripudiata da Franco Lotario II, da altri in Teodolinda, che potrebbe avere ordinato il restauro del ponte e, chissà, soggiornato nella corte dell’antica Lemine. Altre ipotesi sono state avanzate negli anni: la denominazione “Regina” potrebbe essere data dalla storpiatura dialettale di “Rezia”, la regione alla quale portava l’antica strada romana che passava sul ponte di Almè. È ancora Bortolo Belotti a riportarci alla realtà: «Quando del ponte rimasero solo le solitarie rovine e nuovi passaggi si stabilirono, era anche naturale che da quelle rovine fosse colpita la immaginazione popolare, la quale, facile creatrice di leggende, ricorse a una regina».