Le miniere della Val Vedra

Siamo abituati a vedere le bellezze delle nostre valli, pianure e pascoli assolati racchiusi da montagne alte e severe. Forse non sappiamo che queste ultime racchiudono, nascosti tra i loro anfratti, tesori e segreti. A Zorzone, nel cuore della Val Vedra, si trovano le miniere che hanno fatto la storia di questa di valle fino alla fine degli anni ’70. Un lavoro duro e faticoso, che nella maggior parte dei casi vedeva impegnati i braccianti e la gente del luogo. Oggi tra queste montagne resta il ricordo, custodito in parte dal museo mineralogico di Zorzone, ma visibile anche dai tanti cunicoli aperti lungo i fianchi della montagna. In prossimità dei Piani di Bracca un’enorme galleria ricoperta dalla vegetazione (e da un pesante cancello) ci riporta alla storia di queste antiche miniere.

Le miniere in Val Serina. L’attività mineraria di questa zona è data dalla geologia del luogo e ha da sempre interessato l’asse di allineamento posto lungo la Val Parina, la Val del Riso e la Val Vedra. Un complesso minerario, si stima, di quasi 250 chilometri. Le miniere di Oltre il Colle facevano parte di un’enorme rete, unito da un’intricata serie di cunicoli e gallerie. Erano divise in tre sezioni, munite di sbocchi e uscite secondarie necessarie per trasportare il materiale. La prima zona sopra il paese di Zorzone, in località Pian di Bracca, dove si trovavala miniera di Val Vedra (considerata la principale miniera di zinco delle Orobie). La seconda sezione era composta dalle miniere dell’Arera, dove fin dal 1800, fra il pizzo e lo strapiombo, era presente un cantiere a cielo aperto denominato “Luna”. La montagna stessa contiene decine di chilometri di gallerie minerarie, che traforano il Pizzo a partire dalla quota di circa 600 metri fino a oltre i 2000 metri di quota. Le miniere attraversavano le aste fluviali delle valli Parina e Vedra, fino a sfiorare la Val Carnera, ai piedi del Menna. La terza zona estrattiva era identificata lungo la Val Parina e le falde del monte Plassa, anche in questo caso con numerosi cantieri minerari coltivati, prevalentemente, fin dall’Ottocento.

Il complesso minerario di Zorzone. Le miniere della Val Vedra, dopo il susseguirsi di numerose imprese di estrazione, sono state aperte per l’ultima volta nel 1970 e definitivamente chiuse nel 1982, mentre le prime testimonianze legate all’estrazione risalgono al 500 D.C. I principali minerali estratti furono Calamina, Blenda e Galena, dai quali si ricavavano Zinco, Piombo, ma anche piccole quantità di Argento. La miniera di Pian di Bracca era posta su tre livelli, collegati tra loro da ripidi cunicoli e gradini, serviti dai binari per i vagoni, necessari al trasporto del materiale. Un enorme pozzo, lungo 340 metri, collegava, grazie ad una galleria di 12 chilometri, questa miniera alle coltivazioni di Gorno, poste in Val Seriana. Nella prima metà del 1900 il lavoro di trasporto vedeva coinvolti ragazzi e donne (le famose “taissine”). Nel dopoguerra il materiale iniziò a viaggiare su vagoncini, inizialmente trainati dai muli, successivamente con moderni sistemi di teleferiche. Pale meccaniche, martelli pneumatici ed efficienti sistemi di aerazione contribuirono ulteriormente a rendere meno faticoso (e più sicuro) il lavoro dei minatori con il passare degli anni. Nonostante questi massicci investimenti, all’inizio degli anni ’80 fu decisa la chiusura definitiva di tutti gli impianti di estrazione, perché ritenuti antieconomici. La concorrenza di altri Paesi, che riuscivano ad estrarre ed esportare zinco a prezzi molto inferiori, decretò la fine di una tradizione industriale.

I ricordi. Cristina Rizzi è nata a Zorzone, dove ha passato i primi dieci anni della sua vita. «Abbiamo sempre avuto una piccola cascina in località “Ca Pasì”, in prossimità delle miniere omonime. Li sono rimasta, con la mia famiglia, fino agli anni ’60. Mio papà e i miei zii hanno lavorato come minatori in Val Parina. Tutte le mattine si svegliavano prima dell’alba e partivano a piedi da Zorzone per raggiungere l’ingresso degli scavi, posti sul lato opposto della valle. In quegli anni la miniera di Ca Pasì non era un ingresso adibito agli operai e veniva utilizzata solo per il trasporto del materiale, che sopraggiungeva dagli altri scavi tramite un sistema di vagoni e binari. Ricordo molto bene l’andirivieni dei carrelli carichi di minerale, che veniva trasportato fino al piazzale antistante l’imbocco della miniera e scaricato a valle. Da qui veniva poi recuperato e trasportato nei forni di lavorazione. Mio zio fu vittima di un’incidente dovuto all’esplosione di una mina e, alcuni anni dopo, anche mio papà si ammalò. Io ero una bambina ma ricordo che era un lavoro molto duro e, a quei tempi, anche pericoloso. Negli anni ’60 ci siamo trasferiti a Osio Sopra, ma ogni estate torno ancora a Ca Pasì, nella casa dove sono cresciuta».

Il Museo. Nel piccolo paese di Zorzone, che oggi conta poco più di 200 abitanti, si trova un interessante museo che racconta, attraverso documenti, materiale e testimonianze, la storia di queste miniere. «Inaugurato nel 1994 il Museo Mineralogico è sito nei locali dell’ex scuola elementare», spiega Marco Palazzi, che da quasi 20 anni gestisce la struttura. «L’idea è nata per ricordare l’attività principale del comune di Oltre il Colle, cessata nel 1980 con la chiusura delle miniere. Il museo è strutturato su tre piani. A piano terra si illustra l’attività in miniera attraverso pannelli e attrezzature, compresa la ricostruzione dell’entrata di un cunicolo a grandezza naturale. Il primo piano ospita la sezione espositiva, con oltre 1500 minerali da tutto il mondo, 500 reperti locali e 450 fossili. All’ultimo piano è stata allestita una sala riunioni e il “Museo del Memoriale”, dedicato alla Lady Irene e al suo equipaggio». Il museo è aperto durante tutte le festività e su prenotazione, telefonando al numero: 0345.95313.

Oggi. Si è parlato molto di un rilancio economico delle miniere della Val Vedra, sia a scopo turistico che imprenditoriale. Negli ultimi anni la società australiana Energia Minerals Limited ha avviato ispezioni nella zona di Ca Pasì. Dei carotaggi sono stati eseguiti per verificare la mineralizzazione del sito di Zorzone, che risulta ancora proficuo ma poco accessibile per gli ampi costi di gestione ed estrazione. Chissà. Magari tra qualche anno queste miniere non saranno più storia, ma torneranno a essere realtà.