Franz, 82 volte in cima ai 4000

Foto per gentile concessione di Francesco Rota Nodari.

Tutti vorrebbero inseguire un sogno. E nulla è più bello che poterlo realizzare. Francesco Rota Nodari, Franz per gli amici, c’è riuscito. Ingegnere ambientale, bergamasco doc, classe 1977, ha vissuto a Scanzo fino al 2010. Ancora innamorato delle Orobie, le montagne di casa, risiede ora a Verona per lavoro. Iscritto al Club Alpino Italiano nella sezione di Bergamo, è un alpinista non professionista, ma si è avvicinato alle montagne fin da piccolo, grazie alla passione trasmessa dai genitori. Il suo è un sogno non comune a tutti, fatto di aria sottile, distese di neve e ghiaccio, nuvole, sole, tormente e montagne. Ma sopratutto è stato un sogno a lungo termine, che potrebbe scoraggiare la maggior parte delle persone, fatto di tentativi, rinunce e sacrifici. Ma anche di enormi soddisfazioni. Sicuramente di non facile realizzazione e non alla portata di tutti. Avrete capito che non parliamo di Orobie, ma di qualcosa di ben più vasto e grande. Si tratta delle Alpi, più precisamente di tutte le 82 vette che compongono la corona alpina e che superano i 4000 metri. Un progetto lungo dieci anni iniziato nel 2002 e concluso nel 2012, portandolo ad essere il più giovane alpinista (e 15esimo in Italia) ad averle affrontate e vinte tutte. Questa impresa lo ha reso anche membro del Club4000, gruppo alpinistico che raggruppa tutte le persone che come lui sono riuscite in questa impresa.

Ho avuto il piacere di incontrarlo durante la serata organizzata per i settant’anni della Società Alpinistica Seriatese, che lo ha visto come ospite d’eccezione e relatore nella bella location del teatro Aurora di Seriate. Questa serata, intitolata 82 volte 4000, è stata una bellissima occasione per rivivere con lui quasi quindici anni di emozioni ad alta quota, ma anche un appuntamento di enorme interesse ambientale, in cui Franz, esperto glaciologo, a mostrato attraverso le immagini di ieri e di oggi gli enormi cambiamenti climatici avuti nei ghiacciai presenti sulle Alpi.

Le prime Alpi. Franz inizia raccontando che la sua passione ha radici lontane, che partono proprio da Bergamo con le prime salite fatte sulle nostre montagne in compagnia dei genitori. Il primo quattromila, il Gran Paradiso, lo ha conquistato nel lontano 1991, a soli 14 anni, grazie alle gite sociali organizzate dal CAI provinciale. «I miei genitori non erano amanti di vette cosi alte e lontane, ma erano più affezionati e propensi alle Orobie, montagne di casa. Allora era anche molto più difficile programmare escursioni fuori dalla Lombardia, sia per gli inconvenienti logistici che per la varietà del meteo (le previsioni di allora erano molto meno precise di adesso…)». Dopo la laurea, conseguita nel 2002, Franz ha cominciato a guardare oltre le Orobie, grazie anche all’arrivo di internet, che permetteva di avere maggiori informazioni su possibili vie ed itinerari da seguire. Ha iniziato la sua collezione partendo dal gruppo del Monte Bianco, spostandosi poi sul Monte Rosa e cosi proseguendo, nel corso degli anni, montagna dopo montagna.

Caparbietà e amicizia. Nel corso della sua presentazione, corredata da bellissime fotografie, racconta anche dei tentativi falliti e delle rinunce. La montagna significa anche questo. Il bello, dice Franz, «è che le vette non scappano, restano li ed aspettano il momento più opportuno». La sua storia non racconta solo di montagne, ma anche di amicizie che vanno al di là del legarsi in cordata. «Condividere certe esperienze rende molto più uniti di una normale amicizia, rende le persone quasi fratelli e suggella momenti che restano per sempre, proprio come le montagne».

Le ultime grandi sfide. Franz, in questi anni di alpinismo, ha sempre cercato itinerari diversi e inconsueti, che lo hanno portato a compiere alcune prime ed uniche ripetizioni, come il Couloir SW della Punta Baretti, nel Gruppo del Monte Bianco. Dopo il 2012 si è cimentato nella ripetizione di alcune vie, alcune anche molto impegnative e di tutto rispetto. Ha scalato il Mount Whtney, 4418 metri, la più alta vetta degli Stati Uniti d’America contigui (cioè senza considerare l’Alaska). Il 2014 lo ha visto impegnato in una spedizione scialpinistica sull’Elbrus, nella Russia Caucasica. Nel 2015 ha disceso la parete Nord del Monte Bianco con gli sci, nella storica via Palman-Paccard. Nel 2016 ha compiuto una spedizione in Kyrgyzstan per la salita del Peak Lenin, 7134 metri.

Come cambia la montagna. Tra una foto ed un racconto Franz spiega come gli effetti dovuti ai cambiamenti climatici stanno modificando il volto delle montagne. «Anche l’alpinismo, a duecento anni dalla sua nascita come forma moderna e turistica di frequentazione dell’alta montagna, si deve adeguare. Itinerari un tempo famosi e frequentati, sono oggi scomparsi, impercorribili per le mutate condizioni delle montagne. Grandi vie salite in luglio ed agosto possono essere ora percorse solo in aprile o maggio. Itinerari glaciali un tempo estivi vengono ora percorsi in inverno con l’uso degli sci. Si è modificata la scansione stagionale dell’attività alpinistica. Anche la mappa degli accessi ai rifugi e bivacchi d’alta quota sta cambiando. Probabilmente mai come in questi anni, nella storia dell’alpinismo, si impongono mutamenti culturali e di mentalità nell’approccio alla montagna. Gli alpinisti, in fondo, continueranno a fare quello che hanno sempre fatto: scalare le montagne».

Il prossimo sogno. A presentazione conclusa, l’ossigeno in sala è probabilmente minore che sulla vetta del monte Bianco. Le foto e i racconti lasciano a bocca aperta, pendii e distese di ghiaccio. Impossibile non restare incantati dai paesaggi, ma anche dalla perseveranza con cui Franz ha concluso le sue scalate. Le domande dei presenti sono tantissime, quella che più colpisce è anche quella più scontata: «Finito con tutti i 4000, finito il sogno?». «Naturalmente no – risponde Franz -. Esistono altre vie da riscoprire, altre montagne da conquistare ed altre vette da inseguire. E poi, si possono collezionare anche tutti i 3900… O no?».


L’intervista completa è stata pubblicata il 25 marzo 2017 su PrimaBergamo.

Francesco è venuto tragicamente a mancare il 24 marzo 2018, durante un’ascensione alla Concarena, in Valcamonica.