Il Cammino di Santiago 21 agosto – 4 settembre 2019

Strana la vita. Negli ultimi dieci anni ho lasciato pezzi di cuore sulle vette delle Montagne, per poi seppellire l’ultimo in un tramonto sull’oceano, in un luogo magico che i Pellegrini chiamano “Fine del Mundo”. Alcuni amici, guardando le foto di questa bellissima avventura, mi hanno detto: “Angelo ci sono panorami molto più belli di quel pezzo di mare…” Probabilmente nulla di più vero. Allora la domanda è: come può un luogo diventare speciale? Cosa lo rende diverso (e unico) tra tanti? Pensando e ripensando la risposta l’ho trovata da solo. Sono le pure e semplici emozioni. I paesaggi, la stanchezza, le belle mangiate di pesce annaffiate dal vino tinto, il profumo dell’oceano, il rumore dei gabbiani e, sopratutto, la buona compagnia. Un mix di gioie e dolori, un cocktail di emozioni che possono rendere un viaggio, e un luogo, indimenticabile. Come è stato il Cammino di Santiago.

La tomba di San Giacomo

Prima di iniziare a fare milioni di passi in avanti, ne voglio fare uno solo, indietro. Come nasce il Cammino di Santiago? Giacomo il Maggiore fu uno dei dodici apostoli, nacque in Galilea e la storia ci racconta che morì per mano di Erode a Gerusalemme, in un’età compresa tra i 41 e 44 anni. Secondo la tradizione, dopo la Pentecostem nel 33 D.C., quando gli apostoli furono inviati a predicare il Vangelo per il mondo, San Giacomo attraversò il mar Mediterraneo e sbarcò nella Penisola Iberica, iniziando la sua opera di evangelizzazione fino alla regione della Galizia. Rientrato poi Palestina mori’ martire, decapitato intorno all’anno 44 D.C. Sempre secondo la leggenda il suo corpo venne trasportato da una barca di angeli sulle coste galiziane, presso il porto di Ira Flavia, e sepolto in un bosco nell’entroterra. Per diversi secoli, a causa delle persecuzioni, il luogo venne dimenticato. Fino all’800 D.C. , quando un’eremita ebbe in visione un angelo, che gli mostrò delle luci dalla forma di stelle sul monte Liberon. La curiosità lo spinse ad esplorare quei luoghi, trovandovi una tomba contenente tre corpi, uno dei quali con la testa mozzata. Si racconta che la lapide recitava la frase “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomè”. Pare quindi che la parola Compostela derivi dal latino “Campus Stellae, ovvero campo della stella oppure “Campos Tellum”, terreno di sepoltura. Da allora, da più di mille anni, i Pellegrini di tutto il mondo raggiungono la Cattedrale di Santiago, luogo che ancora oggi raccoglie le spoglie del famoso apostolo.

Di seguito viene descritto un tratto della rotta Francese, con partenza da Ponferrada. 7 giorni e più di 200 km in una delle regioni più belle della Spagna, la Galizia, passati con una Compagna di viaggio assolutamente speciale. Dopo tanta fatica abbiamo deciso di visitare i paesi di Muxia e Finisterre, concedendoci 4 giorni di vacanza in quell’angolo di oceano tanto amato dai Pellegrini. Ora ne conosciamo anche il perché…

Praia de Mar de Fora

21 agosto: da Madrid a Ponferrada.

Il primo giorno è stato caratterizzato dagli spostamenti. Dopo l’arrivo a Madrid ci siamo trasferiti a Ponferrada grazie al passaggio di Antonio, che ci ha permesso di percorre i 400 km che ci separavano dalla graziosa cittadina medievale adagiata sul Rio Sil, punto di partenza del nostro Cammino. Dopo una visita al centro storico e al castello templare, un tempo dimora dei “monaci guerrieri”, non ci restava che il rientro in albergo, in attesa del primo vero giorno da Pellegrini.

22 agosto: da Ponferrada a VillaFranca del Bierzo.

La sveglia, vuoi per l’emozione che per la voglia di partire, è stata alle prime luci dell’alba. Dopo una veloce colazione siamo già in strada, alla ricerca della conchiglia e della famosa “freccia gialla”, simboli che ci guideranno per tutto il cammino. Passo dopo passo, complice il fresco del mattino, attraversiamo la periferia di Ponferrada, raggiungendo in successione i paesi di Compostilla, Columbrianos (dove presso la parrocchia di San Esteban applichiamo il secondo timbro alle nostre credenziali) e Fuentesnuevas. I paesaggi si susseguono tra viti e meli, campi dai colori verdi e gialli, piccoli paesi, strade in terra battuta e tratti d’asfalto. Raggiungiamo Camponaraya e successivamente Cacabelos, paese caratteristico e dallo stile medievale. Una visita alla chiesa di Santa Maria, un’altro timbro alle nostre credenziali, e ripartiamo in direzione di VillaFranca del Bierzo, che raggiungiamo dopo circa 6 ore di cammino, 24 km e 400 metri di dislivello positivo. All’ingresso di VillaFranca si nota l’imponente chiesa di Santiago, famosa per la sua navata settentrionale, conosciuta come “Puerta del Perdon”. (Particolare che noi abbiamo cercato per tutta la sera!). Poco oltre sorge il famoso Ostello Ave Fenix, il più antico presente sul Cammino. Abbiamo avuto la fortuna di alloggiare in questa storica struttura e di conoscere Jesus Jato, da sempre gestore di questo rifugio costruito in pietra, argilla e legno con l’aiuto dei pellegrini. Un’esperienza molto bella, in quella che probabilmente è stata la tavola più multietnica a cui abbia mai partecipato. Francesi, inglesi, americani, pakistani, italiani tutti allo stesso tavolo a condividere la stessa “minestra”, senza pregiudizi. Alla faccia di Salvini.

23 agosto: da VillaFranca del Bierzo a O’Cebreiro.

O’Cebreiro era una tappa che ci dava da pensare, e che spaventava anche la maggior parte dei pellegrini che alloggiavano con noi ad Ave Fenix. Il secondo giorno di cammino si apre ancora una volta all’alba. Costeggiamo il Castello dei marchesi di Villafranca e scendiamo seguendo gli ormai famigliari ceppi, che continuano a lato della strada. Il percorso prosegue pianeggiante per oltre 15 km, toccando piccole frazioni e i centri abitati di Trabadelo e Vega de Valcarce. La salita continua su asfalto e dopo quasi 20 km di cammino raggiungiamo la frazione di Las Herrarias. Ci concediamo l’ennesima “birretta” e iniziamo quella che sarà la salita più dura e faticosa di tutto il Cammino. Entriamo nel bosco e, complice l’afa del pomeriggio e gli zaini pesanti cominciamo fin da subito ad ansimare! Alle nostre spalle un “local” super-allenato sale a piedi nudi, ascoltando Master of Puppets dei Metallica da un vecchio walkie talkie. Guardo Simona e vedo che sorride, quindi capisco che non è un’allucinazione. Continuiamo fino a raggiungere il piccolo nucleo di La Faba (m.950), dove un piccolo chiosco ci invita al riposo (ed a un’altra birra). Ormai ci siamo, pensiamo… Ma non sappiamo che ci attende la parte più dura del percorso, tutta sotto il sole cocente del tardo pomeriggio. Passo dopo passo raggiungiamo il valico che separa Leon dalla Galizia, raggiungendo un cippo chilometrico che segna anche la distanza da Santiago: ancora 152 km! E’ in questo tratto del Cammino che Simona, allo stremo delle forze, riesce a coniare una frase che passerà probabilmente alla storia negli annali del Cammino di Santiago. Saliamo ancora e, dopo un breve tratto tra gli alberi, ecco spuntare O’Cebreiro, nucleo di case di pietra e paglia poste ai 1300 metri di altitudine. Ormai distrutti crolliamo per qualche minuto in prossimità del Santuario di Santa Maria a Real do Cebreiro, dove ci viene siglata la credenziale, per poi trovare gli ultimi due alloggi presso il Rifugio della Xunta de Galicia, posto all’uscita del paesino. Stanchi, non ci resta che prendere possesso dei nostri letti ed uscire per un Caldo Galego, zuppa galiziana che ci accompagnerà per i prossimi giorni… La seconda tappa si chiude con 28 km, oltre mille metri di dislivello positivo e nove ore di cammino.

La salita a O’Cebreiro

24 agosto: da O’Cebreiro a Triacastela.

Ci svegliamo stanchi, ma soddisfatti di esserci lasciati alle spalle la salita di O’Cebreiro. Decidiamo di goderci questa tappa e di recuperare le energie perse, partendo con passo leggero… Raggiungiamo l’Alto di San Roque, dove troviamo una grande statua di bronzo dedicata ai Pellegrini e un panorama bellissima sulla Galizia. Ci concediamo qualche scatto e continuiamo lungo la provinciale, che tra sali e scendi tra borghi e panorami ci porta a Tricastela dopo 5 ore di cammino, 20 km e un dislivello positivo di soli 400 metri. Durante il passaggio tra questi piccoli paesi una signora sbuca dalla stalla, offrendoci delle omelette dolci appena fatte. Noi naturalmente approfittiamo delle gentilezza di questa nonnina, Simona gli dona due euro e lei, ancora più sorpresa di noi, strabuzza gli occhi, ringraziandoci. La città di Tricastela viene fondata nel IX secolo e deve il suo sviluppo economico all’estrazione di una pietra calcarea, che viene trasformata in calce e utilizzata in ambito edile. Si narra che in uno dei rifugi per pellegrini ci fosse anche una prigione, dove venivano rinchiusi i viandanti dal comportamento poco consono!

Alto di San Roque

25 agosto: da Triacastela a Barbadelo.

Si riparte per il quarto giorno di Cammino, ormai veri Pellegrini su questo centenario tracciato. Il cielo non è dei migliori, e continuiamo tra le nubi basse e il brontolare del temporale per circa due ore… In prossimità del borgo di Furela alcuni ragazzi hanno allestito un piccolo ristoro “donativo”, con frutta, the caldo, caffè, pane e marmellate. Dopo quasi 15 km sembra una manna dal cielo, e ne approfittiamo per mangiare qualcosa. Incontriamo Martino, Massimo e Giulio, italiani conosciuti nei giorni precedenti di Cammino. Ripartiamo, ma questo volta Giove pluvio ha deciso di dire la sua. Inizia a piovere, estraiamo i k-way e continuiamo in direzione di Sarria, che raggiungiamo dopo 25 km dalla nostra partenza. Qua ci fermiamo qualche minuto, mangiamo qualcosa, tracanniamo un’immancabile birra e timbriamo le credenziali. Per poi ripartire in direzione di Barbadelo, che raggiungiamo nel tardo pomeriggio tra nebbie e brume che ricordano favole, gnomi e streghe. La tappa si chiude con 7 ore di cammino, 29 km, 700 metri di dislivello positivo e tanti bicchieri di vino blanco della casa. Siamo a 110 km da Santiago de Compostela.

Un ristoro “donativo” sul percorso

26 agosto: da Barbadelo a Hospital de la Cruz.

Ok. Questa mattina, nella nostra camerata, ci siamo alzati tutti con il mal di testa… Vino blanco, oppure la troppa pioggia del giorno prima. Per quanto mi riguarda, dò colpa all’acqua. Partiamo con calzini e mutande stesi ad asciugare sugli zaini, decisi ad allungare il più possibile questa tappa. Il Cammino, in vista dei cento km (il minimo necessario per chi vuole guadagnarsi la Compostela), si fa sempre più affollato e le tappe principali sono gremite di Pellegrini. Siamo nella campagna, tra nebbia e stradine suggestive. I ceppi e le frecce gialle non mancano, e di buon passo raggiungiamo Ferreiros e il cippo che indica i 100 km a Santiago, un’incentivo più che sufficiente a continuare. Alle nostre spalle ne abbiamo lasciati più di 120. Spuntano sempre di più le strane costruzioni sopraelevate, fatte di legno e mattoni, tipiche della Galizia e conosciute come horreos, antichi essiccatori per il mais e il fieno. La nebbia lascia il posto al sole mentre attraversiamo i paesini di Mirallos, Mercaidoro, Parrocha e Villachà, fino a intravedere Portomarin, altra antica città medievale che sorge sulle rive del Rio Mino. Il nostro ingresso è segnato dai dolori, dovuti dalle tante salite e discese e dagli zaini, eccessivamente pesanti. Raggiungiamo il centro del paese a mezzogiorno, dove ci sediamo in attesa di un Bocadillos e di una Estrella, birra galiziana che in questa avventura ha ormai sostituito l’acqua..! Ripartiamo dopo un’ora, nel mio caso solo grazie alla “farmacia” di Simona, che mi fa dimenticare il dolore al ginocchio destro. La tappa dovrebbe chiudersi qui, ma decidiamo di continuare e, passo dopo passo, chiacchierando e cantando (eeeee la birra galiziana) raggiungiamo il paese di Gonzar e successivamente Hospital de la Cruz, dove ci attende un’ostello con stanza tutta per noi… Caldo Galego per i Pellegrini stanchi e poi a nanna, per una notte di riposo dopo 30 km, 700 metri di dislivello positivo e otto ore di cammino.

100 km a Santiago

27 agosto: da Hospital de la Cruz a Melide.

Ormai ci siamo accorti che, nonostante i nostri dolori, siamo sempre una tappa avanti rispetto agli altri Pellegrini. La nostra destinazione per questo sesto giorno di Cammino è Melide, ultimo grande centro abitato posto a 50 km da Santiago e patria del Polpo alla Galega, servito alla famosissima Pulperia Ezequiel. Da questa squisitezza, decantata da Simona fin dal primo giorno, distano solo 25 km e 500 metri di dislivello positivo, distanza che copriremo in circa sei ore di percorso, caratterizzato però da continui saliscendi. Raggiunto il centro della città dopo sei giorni di prati verdi, corvi, horreros e campi incolti il fracasso suona quasi strano. Dopo avere lasciato gli zaini all’Albregue Pereiro ci rechiamo a mangiare il Pulpo più buono dell’universo, iniziando a maturare, durante la seconda porzione, la pazza idea che alla fine ci guiderà a Santiago…

Il pulpo di Melide

28 agosto: da Melide a Santiago de Compostela. 

L’idea, folle quanto affascinate, era di raggiungere Santiago de Compostela in giornata per arrivare al tramonto, coprendo tutti i 52 km mancanti. Cosi, dopo un’abbondante colazione siamo partiti, con un passo che avrebbe fatto invidia a qualsiasi alpino! Durante la mattinata abbiamo incontrato una marea di Pellegrini, persone che si avviano alla penultima tappa. Noi avevamo ormai un’unico obiettivo: Santiago de Compostela! Abbiamo coperto i primi 25 km di percorso fermandoci solo per brevi pause, fino ad arrivare a mezzogiorno in prossimità di un bar ristorante. Pastasciutta, bocadillos, birra fresca e siamo ripartiti più carichi di prima, inneggiando canti anni ’70 e con indosso almeno dieci anni di meno. Un passo dopo l’altro, come mai nei giorni precedenti, abbiamo raggiunto la Pensione Bar Km 15, dove ci siamo fermati per un’Estrella e per un timbro alla nostra credenziale. Da qui sono stati, penso anche per Simona, i 15 km più lunghi delle nostre vite. Raggiunto il Monte de Gozo le gambe hanno iniziato a camminare da sole, più per sopravvivenza che per energie. Il Polpo di Melide non era mai stato cosi lontano… Il nostro ingresso a Santiago è avvenuto comunque da copione. Poco prima del tramonto, alle 20.40, abbiamo varcato il portone che si apre su Praza de Obradoiro, di fronte alla cattedrale. E arrivarci è stata una gran bella emozione. Stanchi ma soddisfatti, come volevamo noi…

Timbro alla credenziale…
Cippo dei 10 km
La cattedrale al tramonto

29 agosto: Santiago de Compostela.

Dopo sette giorni da Pellegrini e 52 km fatti in giornata, decidiamo di concederci un letto vero. Ma San Giacomo per noi ha in serbo ancora una sorpresa. Alle 3.30 di notte un gruppo di chiassosi italiani transita sotto la nostra finestra, svegliando noi poveri Pellegrini dopo circa due ore di sonno. Ma non era ancora momento di pace. Sotto la nostra camera stava prendendo vita il mercato, tanto che alle sei del mattino decidiamo di alzarci e di recarci a ritirare la tanto sudata Compostela presso l’Ufficio del Pellegrino. Fortunatamente siamo tra i primi 50 e, oltre al documento che attesto il Cammino compiuto, certificando ufficialmente i 215 km percorsi da Ponferrada a Santiago de Compostela, riceviamo un’ingresso omaggio per una visita al Portico della Gloria. In attesa non ci resta che fare i turisti tra la movida e curare i dolori…

La Compostela

30 agosto: Muxia.

Cammino compiuto, è arrivato il momento di fare davvero i turisti. Raggiungiamo Muxia, paese posto sulle rive della “Costa della Morte”, luogo conosciuto per i tanti naufragi, alcuni avvenuti anche recentemente. Trascorriamo la giornata in riva all’oceano, impegnati nella visita al santuario della “Virxe da Barca o Nosa Señora da Barca”, chiesa che sorge di fronte ad un celebre luogo di culto megalitico, centrato sulla Pedra de Abalar (“la pietra oscillante”) che i pellegrini fanno oscillare in cerca del suo punto di equilibrio. Il 25 dicembre del 2013 il santuario è stato devastato dalle fiamme provocate da un fulmine: la copertura è andata completamente distrutta ed è stata ricostruita con lavori conclusisi nella primavera del 2015. Nei pressi del Santuario è presente un grande monumento in pietra denominata “La Herida” (La Ferita), in ricordo del grave naufragio nel novembre 2002 della nave petroliera Prestige e del disastro ecologico che ne seguì nei giorni successivi sulle coste della Galizia.

31 agosto, 1 e 2 settembre: Finisterre.

Fisterre, Fines Terrae, Finis Terra o Finisterre che sia, vista Muxia non potevamo non visitare questo luogo magico e mistico, per i Pellegrini fine del Cammino Pagano e ultimo lembo di terra prima dell’oceano… Il fatidico km 0. Qui il tempo scorre lento, come la musica reggae che riecheggia nei locali. E il vento in certe giornate soffia forte, cosi tanto che risuona anche nelle orecchie. In questo porto di mare si respira un’atmosfera diversa rispetto a Muxia. E’ fatta di pace e tranquillità. Qui si mischiano tutte le razze, tutti i Pellegrini che arrivano dal loro Cammino, corto e lungo che sia, e dal loro paese di origine. Un’aria che si sente fin dal primo minuto, appena messo piede in questo lembo di terra. Penso sia l’odore di libertà. Ce ne siamo accorti cercando un’ostello, ma, complice la voglia di birra, siamo entrati per caso in una Taverna che attirava la nostra attenzione. Dal soffitto pendevano conchiglie e vecchi 45 giri, probabili ricordi di Pellegrini passati. Scaffali con libri e sabbia di mare arredavano il resto del locale. Alla radio riecheggiava Bob Marley, non ricordo quale canzone. Ordiniamo un’Estrella e a Simona viene la splendida idea di chiedere al gestore se ha una stanza. In galiziano (perché a Finisterre parlano il galiziano, non lo spagnolo), ci risponde si, fa una chiamata ed ecco apparire un signore dall’aria simpatica. In pochi minuti ci conduce all’ Albergue de Pax, una zona tranquilla a poca distanza dal Castello di San Carlos e dalla spiaggia. Ci assegnano una piccola stanza colorata, che dopo tanti km sembra la più bella del mondo. E cosi Fisterre ci ha ospitato per i tre giorni consecutivi.

“Da quanto sei qui?”, le chiese qualcuno davanti a un falò, una hoguera in spiaggia. “Beh, più o meno da un giorno.” – “Da un giorno soltanto?” – “Sì, certo.” – “Allora vattene via, per Dio, vai via subito.” – “Perché?” – “Non rimanere un minuto di più, è fatale. Se rimani per troppo tempo, non riuscirai più a tornare a casa.” – “Ma a casa ho un lavoro, un amore, affetti e amici.” – “Lo so, bimba, lo so. Ma potresti rimanere lo stesso qui per sempre. Quindi volta le spalle al falò, cammina su quella passerella fino alla strada asfaltata e non voltarti indietro.” Lei rimase un attimo interdetta. Ma non fece ciò che le era stato detto. Rimase. Lo fece per il suono dei gabbiani, la sveglia del mattino. Per i tramonti al Cabo. Per i bicchieri di vino. Per la queimada. “Rimango, nulla può accadere qui.” – “Allora, sarai qui per sempre. Sai, dice la leggenda dei pellegrini che se rimani troppo tempo a Finisterre poi non puoi fare a meno che rimanerci incastrata. È come se sotto la sabbia ci fosse un magnete per le anime splendide e i cuori d’oro.” – “Le anime splendide?” – “Certo, quelle che vedi negli occhi che risplendono dei pellegrini. E insomma, beh, quando arrivi qui dopo tutta la strada che hai percorso il tuo cuore è pulito. Non potrebbe essere altrimenti. E quindi non ha più difese contro la bellezza.” – “Io faccio sempre l’armatura intorno al cuore, ma qui… in effetti… non ce n’è più bisogno…” – “Qui siamo tutti vulnerabili alla bellezza e alla meraviglia. E viviamo in armonia.” Il fuoco si alzava, la notte avanzava. Corde di chitarre stordivano la sera. Un manto di stelle e un vento gelido, come solo l’Oceano sa portare. “Tornerai a casa. Passeranno giorni, mesi, magari molti anni. Sai già che tornerai qui tante volte e che tutte tornerai a casa. Fino a quando? Cosa mi dirai tra cinque anni per esempio?” – “Che dovrò tornare a prendere la mia anima. È rimasta qui a giocare con il Vento. A danzare intorno a un falò. A festeggiare Dio al Cabo quando tramonta il sole. È rimasta con le onde alte della Praia de Fora. Con la sabbia bianca. La vedo correre per la lunga Langosteira con i piedi nell’acqua. E ancora, la vedo passeggiare tra i vicoli sorridendo quando spunta una finestra sul grande blu. Lei beve una birra nella baia sotto il castello, cammina verso il faro, canta le canzoni su quella terrazza sotto il paese. Lei lì ama se stessa più di chiunque al mondo, nessuno può più ferirla. Ma dovrò tornare a prenderla…” – “Ah… tornerai, ne sono sicuro. E cosa accadrà allora?” – “Ciò che temo, non vorrà più tornare a casa. Perché questa è la sua casa. Le onde dell’Oceano e la Luce che emana questo luogo.” – “Qualcuno guarderà i tuoi occhi e lo saprà. Non ti preoccupare bimba, molti rimangono incastrati qui.” – “In fondo sono sempre stata un marinaio, anche se sono nata sulla terraferma.” – “Certo, altrimenti mai avresti camminato fin qui. E quando l’anima farà i capricci per rimanere, tornerai di nuovo a casa senz’anima?” – “Magari allora sarò una donna, ora sono solo una ragazzina. Magari allora non avrò più un amore, oppure ce l’avrò. Ma forse finalmente avrò imparato ad amare me stessa più di chiunque altro. Forse sarà l’incontrario. Forse allora, solo allora, potrò rimanere qui.” – “Hai visto? È successo! Ti avevo detto di fuggire, ma sei rimasta troppo a lungo…” – “Ho un cuore d’oro in fondo, qui tutto risplende. E poi… tutto questo amore che l’oceano prende e dà senza ritegno.” – “E ti rifaccio la domanda, cosa farai allora… quando sarai una donna che saprà amarsi?” – “Non lo so. Ma forse certi ululati dell’anima a un certo punto bisogna proprio ascoltarli. Le ali di drago che saranno rattrappite sulla mia schiena, dovrò aprirle. Non so cosa farò allora, ma sarà la cosa giusta perché sarà fatta solo per me per una volta al mondo.”

Tratto dal sito: https://www.camminodifinisterre.com/2018/10/04/anime-pllegrine-danzano-finisterre/ 

Sono stati tre giorni indimenticabili, passati a godere delle bellezze dell’Oceano Atlantico. Tra piatti di pesce, spiaggia, vino tinto e profumi locali. Abbiamo visto la famosa Praia de Langosteira, luogo dove i Pellegrini, all’arrivo da Santiago, raccolgono le Capesante, conchiglie che segnano la fine del viaggio e che contraddistinguono il Cammino. Il secondo giorno, che è stato caratterizzato da un forte vento, abbiamo raggiunto il suggestivo Faro de Fisterra, a picco sull’Oceano. Il terzo siamo tornati a Langosteira per il pomeriggio, e abbiamo visto il tramonto alla Praia de Mar de Fora, la spiaggia per eccezione posta sul promontorio di Capo Fisterra.


3 e 4 settembre: Santiago de Compostela.

La nostra vacanza si conclude nella città del Cammino, Santiago de Compostela. Tra le spese, i regali, le foto da turisti, la visita alla Cattedrale e alla Tomba di San Giacomo, suggestiva tanto da togliere il fiato, anche agli allergici come me! Ci concediamo il pesce al “Gato Negro”, miglior ristorante della città e gli scatti all’Ombra del Pellegrino, ultimo particolare di questa vacanza perfetta.

Voglio dare un solo consiglio a chi affronta il Cammino di Santiago. Non seguite le tappe della guida, studiate il vostro percorso giorno per giorno. Ognuno fa il suo Cammino, e racconterà cosi la sua storia. La vita del Pellegrino è fatta di gioie, dolori e imprevisti, e per capirlo fino in fondo bisogna anche sapere un pò soffrire. Nascosti dalle Estrelle a un’euro ci sono sopratutto km e km, sudati passo dopo passo. E, all’arrivo negli Ostelli, quando sei stanco e desideri solo appoggiare il culo sopra una sedia, sai già che devi lavare i panni sporchi e preparare lo zaino per il mattino dopo, in modo da non disturbare le altre persone all’alba. E in un momento viene sera, e sei cosi stanco che riesci quasi solo a mangiare. Quindi il Cammino è fatto anche di rinunce, piccoli sacrifici che ti ripagano poi nelle cose più semplici. Come il sorso d’acqua alla fontana o la vecchia signora, che ci ha rincorso con un’omelette in mano. Questi sono particolari che valgono ognuno dei singoli metri percorsi.

Ok. Adesso qualcuno si starà chiedendo dove sono tutte le foto. Eccole, proposte sotto forma di filmato YouTube. Premessa. Non abbiamo preso antidolorifici di nessun tipo e non abbiamo MAI mischiato alcool e farmaci! Ringrazio comunque Aulin ed Estrella Galizia per il supporto morale. Ultima cosa… Io non sono MAI stato maltrattato durante le foto.

Cosa mi ha lasciato il Cammino di Santiago? Di sicuro non sono diventato ne un santo, ne un profeta. Il tempo per riflettere non l’ho avuto mentre camminavo (al contrario di tutti i Pellegrini, sopratutto quelli italiani che hanno fatto il Cammino 7-8 volte), ma nei giorni successivi passati a Finisterre e al mio immediato ritorno a casa, sfogliando le foto con l’ansia che contraddistingue ogni fotografo. Non sono stati i ricordi indelebili come la salita a O’Cebreiro e la mitica frase pronunciata da Simona – voglio una Coca Colina – desiderio che ha suscitato in me un certo panico e che resterà sempre scolpito nella mia memoria, ma i particolari riportati alla luce dagli scatti, le piccole perle, gocce che sanno di sudore, sale, un pò di lacrime e di acqua di mare. Particolari che, pensandoci bene, hanno tutti quello stesso aroma che trova posto tra il dolce e l’amaro. Chiamiamole “Emozioni ma con la E maiuscola”, sensazioni che sanno un po’ di gioia, un po’ di dolore. Profumano di panini ed “Estrelle” a un’euro, di “Bocadillos” buoni più di un piatto di “polenta con il brasato”. Ho imparato che tanto – non tutto – è possibile, e ho avuto ancora la conferma a non dare mai nulla per scontato. Ho imparato a non dire no a priori, e a non dare giudizi prima di avere concluso un viaggio, piccolo o grande che sia. Ho imparato a riapprezzare le piccole cose, i momenti felici e sopratutto la condivisione di quest’ultimi. Anche se fatti di poche parole. Ho avuto conferma che siamo fatti per stare bene con pochi. Mi sono sono trovato a ricordare più di una volta che una vita passa in fretta, come in fretta si possono macinare 250 km. Di quest’ultima mi hanno sempre detto che il segreto sta nel cercarne la felicità. L’ho inseguita in cima alle montagne, e ogni tanto anche in fondo alle bottiglie. Ma mai avrei pensato di trovarla sulle rive della Praia di Mar de Fora… Strana la vita.

L’ultimo commento va all’amica con cui ho condiviso queste due settimane. Vista la mia indole un po solitaria non so con quante persone avrei potuto concludere questa avventura, chi mi conosce lo può confermare. Un brindisi va a tutte le Estrelle “alla caña”, ai bocadillos, ai polpi, ai numerosi caldi Galego e ai piatti di pasta “a compartir por favor”. Spero che, tra queste parole e sopratutto queste foto, possa ricordare per sempre i luoghi e le emozioni passate sulla rotta del Cammino Francese. Da Ponferrada a Santiago de Compostela, fino Muxia e Finisterre, alle bellezze della “Fine del Mundo” e della magica “Costa della Muerte”. Lungo quelle spiagge dove il Cammino diventa leggenda.

“Che tu possa avere, sempre, il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto, a danzare con le stelle.”

Ultreya et Suseya!