La Via degli Dei – dal 22 al 26 agosto 2020

Se ho imparato qualcosa dalla Vai degli Dei? Sicuramente mai sottovalutare un Cammino, corto o lungo che sia… Poco più di un’anno fa, il 21 agosto 2019, partivo in compagnia di Simona per il Cammino di Santiago. Ancora non sapevo che sarebbe stata la più bella avventura della mia vita. Quest’anno tempo e risorse sono venute meno, e viste le restrizioni legate alla pandemia decidiamo di restare entro i nostri confini. La scelta ricade sulla “Via degli Dei”, storico tracciato che collega Bologna a Firenze (e viceversa), scavallando gli Appennini Tosco-Emiliani. L’idea inizia così a prendere forma. Ripercorre il tracciato, il più possibile in autonomia: due tende singole (più piccole e leggere), sacchi a pelo, materassini, fornello e viveri per almeno due giorni, ampia scorta d’acqua, reflex, batterie supplementari e vestiario ridotto al minimo. Detto così sembrava molto più facile del previsto…

Prima di raccontare la nostra Via degli Dei vorrei però, anche questa volta, fare un’excursus storico, raccontando cosa è stato questo tracciato nei secoli e cosa rappresenta oggi.

Sul crinale tra Setta e Savena, gli Etruschi percorsero per almeno 4 secoli (VII-IV sec. a.C.) un’antica strada che congiungeva Fiesole con Felsina, al fine di sviluppare i loro traffici e favorire il loro dominio sulla Pianura Padana. Poi i Romani, avendo fondato nel 189 a.C. la colonia di Bononia sui resti dell’antica Felsina, sentirono la necessità di garantire un collegamento con Arezzo e Roma attraverso gli Appennini: sul precedente tracciato etrusco costruirono nel 187 a.C. con il console Caio Flaminio una vera e propria strada romana transappenninica denominata Flaminia Militare. Anche nel Medioevo non si perse l’abitudine di percorrere a piedi o a cavallo questo antico percorso, il più agevole che permettesse di attraversare questo tratto di Appennino. Tuttavia, al lastricato romano caduto presto in disuso e sommerso dalla vegetazione, si sostituì un semplice sentiero, una stretta mulattiera senza pavimentazione, utilizzata dai viandanti che avessero necessità di percorrere questo cammino. La Via degli Dei, percorso ideato alla fine degli anni ’80 del ‘900 da un gruppo di escursionisti bolognesi, ricalca prevalentemente questi antichi tracciati e, tra Monte Bastione e Monte di Fo’, passa accanto ad alcuni pregevoli basolati della strada romana, ora riscoperti. (www.viadeglidei.it)

22 Agosto: Da Bologna a Badolo

Raggiungiamo Bologna la sera del 21 agosto, dove pernottiamo. Ci svegliamo alle 4 e mezza: la bella città emiliana ancora riposa, in cielo si vedono luna e stelle. Partiamo con zaini pesantissimi: circa 18 kg il mio, 15 quello di Simona. Raggiunta Piazza Maggiore ci incamminiamo lungo via Saragozza, costeggiando la casa natale di Lucio Dalla. Ci fermiamo alcuni minuti: l’ombra del cantautore e proiettata a lato della finestra del suo studio, affacciato su  piazza dei Celestini. Ripreso il nostro percorso attraversiamo l’arco del Meloncello per raggiungere il portico più lungo del mondo: 666 archi, che risalgono fino al Santuario di San Luca. Costruito nel 1674, lungo quasi 4 km, secondo le leggende i suoi porticati rappresentano il “serpente”, figura spesso associata al demonio, schiacciato dalla madonna ai piedi del Santuario stesso.

Santuario di San Luca

La leggenda riguardante l’arrivo dell’icona raffigurante una Madonna col Bambino narra di un pellegrino-eremita greco che, in pellegrinaggio a Costantinopoli, avrebbe ricevuto dai sacerdoti della basilica di Santa Sofia il dipinto, attribuito a Luca evangelista, affinché lo portasse sul “monte della Guardia”. Così l’eremita si incamminò in Italia e solo a Roma seppe, dal senatore bolognese Pascipovero, che tale monte si trovava nei pressi di Bologna. Arrivato nella città emiliana fu accolto dalle autorità cittadine, e la tavola della Madonna e del bambino venne portata in processione sul monte. Col tempo la leggenda si è arricchita di particolari dettati dalla fantasia. Il primo nel 1539, quando Leandro Alberti diede alle stampe la Cronichetta della Madonna di S. Luca, dove ipotizzava, come data d’arrivo dell’icona, l’anno 1160. Nel 1603 la scrittrice veneziana Lucrezia Marinelli pubblicò una raccolta di rime sacre contenenti un poemetto sull’icona, nel quale il pellegrino greco fù chiamato “Eutimio”. Il frate Tommaso Ferrari, nel 1604, aggiunse il particolare che l’icona fosse stata ricevuta dall’eremita e portata sul monte dal vescovo bolognese Gerardo Grassi. Infine fù don Carlo Baroni nel maggio del 1160 a raccontare della consegna dell’icona da parte del vescovo Grassi a due sorelle, Azzolina e Beatrice, poi fondatrici nel 1143 di un eremo sul colle della Guardia consistente a una piccola cappella dedicata a San Luca. Quest’ultimo documento, ritenuto falso, dava anche un nome al pellegrino: Teocle Kmnya (o Kamnia).

Parco Talon

Una breve pausa e il percorso scende spalle al Santuario, imboccando il “Sentiero dei Bregoli”. Continuiamo nel Parco Talon costeggiando il Reno, ora su strada battuta. Arrivati sulla strada asfaltata saliamo in direzione dei Prati di Mugnano. Da qui non troveremo più acqua per parecchi km (fortunatamente abbiamo ampie scorte), e il sole è sempre più cocente… Sempre in salita e stremati dal caldo raggiungiamo la zona conosciuta come “La Commenda”. Seguendo il segnavia imbocchiamo via delle Orchidee in direzione di Badolo, fino a raggiungere le indicazioni per il B&B Nova Arbora. Chiediamo informazioni ai proprietari e dopo un paio di birre decidiamo di fermarci qui. Ci vengono assegnate due piccole piazzole in una zona immersa nel verde. La nostra prima tappa si chiude con nove ore di cammino, 31 km e 1225 metri di dislivello positivo (qui la traccia). Da Bologna non abbiamo più incontrato nessun punto di ristoro, l’ultima fontanella d’acqua si trovava al Santuario di San Luca. Detto questo devo segnalare che la mia compagna di viaggio, nonostante il caldo e le difficoltà legate ad uno zaino a dir poco pesantissimo, è riuscita a preparare la polenta anche sugli Appennini, con grande gioia del sottoscritto!

23 agosto: da Badolo a Madonna dei Fornelli (San Benedetto Val di Lambro)

Anche la sveglia del secondo giorno è all’alba. Colazione veloce, smontiamo l’accampamento e ripartiamo in direzione di Brento. Un lungo tratto di strada asfaltata continua verso Monterumici, regalando panorami sul vicino Monte Adone. Ci rendiamo conto che continuare è sempre più difficile. I continui saliscendi, il sole cocente e gli zaini pesantissimi sono un problema insormontabile. Decidiamo cosi di affidare uno dei nostri “sacchi” al servizio di trasporto, restando con un solo zaino contenente ricambi, acqua, pronto soccorso, cibo e poche altre cose…

Ora più leggeri continuiamo restando fedeli al tracciato fino a raggiungere il campo sportivo di Monzuno, posto al limitare del paese. Un momento di riposo e riprendiamo il percorso che ritorna sterrato e che continua a salire con decisione. Tra castagni secolari, “Alberi del Pane” sugli Appennini, tocchiamo la località di “Campagne”, e sempre tra saliscendi raggiungiamo le case di Tre Croci e il vicino Monte Galletto. Il percorso continua poi in direzione di Madonna dei Fornelli. Noi pochi km prima di raggiungere il paese pieghiamo a destra, e su strada sterrata proseguiamo in direzione di San Benedetto. Un lungo traverso ci porta al piccolo paese e all’agriturismo La Pieve, che raggiungiamo dopo 10 ore e mezza di cammino, 31,38 km e 1432 metri di dislivello positivo (traccia). Nota positiva: i simpatici gestori ci offrono, allo stesso prezzo della piazzola per tenda, una camera presso il loro B&B. Come rifiutare? Dopo un’ottima cena andiamo a letto, stanchi ma soddisfatti.

24 agosto: da Madonna dei Fornelli a Monte di Fò

Terzo giorno di cammino, sveglia alle sei. Il simpatico gestore ci offre di riportarci sul percorso (raggiungere il B&B ci è costata una deviazione di circa 8 km). Scesi a Madonna dei Fornelli ci soffermiamo per una piccola spesa presso l’alimentari del paese, per poi riprendere il cammino tra la nebbie mattutine (meglio del sole cocente). Il toponimo “fornelli” deriva dal fatto che, in tempi a noi lontani, i carbonai accendevano piccoli fuochi al limitare del borgo per ricavare carbone. Lasciato il paese entriamo nel bosco; iniziano gli ormai famigliari saliscendi e dopo circa un’ora di cammino possiamo ammirare alcuni tratti dell’antica via Flaminia Militare, antico percorso romano datato nel 187 A.C.

Il sentiero continua fino alla Piana degli Ossi, dove sono ancora visibili i resti di un’antica fornace. Nonostante la fatica i panorami sono sempre più belli… In leggera salita raggiungiamo le “banditacce” (metri 1200) punto più alto di tutta la Via degli Dei e circa metà del nostro percorso. In questa zona possiamo ammirare altri resti dell’antica via Romana. In discesa (finalmente) raggiungiamo la strada asfalta che sale in direzione del Passo della Futa, fino a raggiungere l’ampio parcheggio e l’ingresso del Cimitero Germanico, il più grande tra i cimiteri miliari presenti in Italia. Ben 33.000 salme riposano a monito di una guerra che ha profondamente colpito l’Appennino.

Dopo una visita e una pausa ristoratrice torniamo sul nostro percorso seguendo le indicazioni per il Camping “Il Sergente”, in località Monte di Fò. Lo raggiungiamo dopo 7 ore di cammino, 21,16 km e 985 metri di dislivello positivo (qui la traccia).

25 agosto: da Monte di Fò a Poggio degli Uccellini.

Come sempre sveglia di buon mattino, con dolori e vesciche che iniziano a farsi sentire in modo insistente… Dal camping Il Sergente torniamo per un breve tratto sui nostri passi, fino a incrociare il sentiero Cai 00 che sale alla Croce di Monte Gazzaro. Lo imbocchiamo per alcuni km fino ad un bivio, per poi piegare a destra in direzione del passo dell’Osteria Bruciata. Nell’alto Mugello si narra ancora oggi della triste sorte degli ospiti dell’Osteria che, stanchi, giungevano sul crinale per cercare alloggio e ristoro. Gli strani costumi di questo luogo però prevedevano un finale inquietante e diverso. Solitamente infatti in queste osteria i viandanti venivano uccisi, cucinati e serviti come piatto casalingo… Oggi resta solo la leggenda e un cippo, punto di riferimento per chi raggiunge il valico.

Ripreso il cammino continuiamo fino a San Piero; chilometri fitti di sentiero con tratti in ripida discesa, alternati da fondo pietroso e asfalto, un massacro per piedi e ginocchia. Raggiungiamo la strada che porta al paese doloranti: a Sieve troviamo una fontana in prossimità del cimitero, una delle poche presenti sul percorso. La quarta tappa dovrebbe terminare qua, ma decidiamo di continuare per recuperare il tempo perso nei giorni precedenti.

Proseguiamo nel centro storico di San Piero a Sieve (dopo aver preso una birra), e seguiamo la strada asfaltata con indicazioni per la Fortezza Medicea. Il Castello occupa un intero colle: domina l’abitato di San Piero a Sieve e gran parte del Mugello. La sua costruzione fu fortemente voluta da Cosimo I de’ Medici per porre un baluardo a difesa dei possedimenti della famiglia e dello Stato Fiorentino oltre che per soddisfare le pressanti richieste delle popolazioni locali, stanche dei continui saccheggi perpetuate ai loro danni da eserciti e bande provenienti dal nord. La Fortezza è considerata una delle più estese fortificazioni italiane di tutti i tempi. I panorami diventano magnifici, noi continuiamo lungo il sentiero seguendo le indicazioni per Trebbio e Cadenzano, circondati da distese di alberi di ulivo. Sempre tra saliscendi raggiungiamo la strada statale per Firenze. Pieghiamo a destra e costeggiamo quest’ultima fino al paese di Vaglia, per poi salire (questo tratto ricalca il percorso ciclistico) in direzione di Poggio degli Uccellini e del camping omonimo, poco lontano dal monte Senario.

Arriviamo alle 19, praticamente distrutti dopo 12 ore di cammino, 44 km e 1800 metri di dislivello positivo (qui la traccia). Montiamo le tende, ci concediamo una buona pizza presso il camping (accompagnata da parecchie birre ghiacciate) e dopo una doccia ristoratrice ci infiliamo nelle tende, pronti per l’ultima tappa.

26 agosto: da Poggio degli Uccellini a Fiesole.

Una sveglia dolorante è quella che ci accoglie l’ultimo giorno. Smontiamo tutto, carichiamo gli zaini sempre pesantissimi e ripartiamo in direzione di Fiesole e Firenze. Passo dopo passo, alternando sterrato a strada asfaltata, raggiungiamo “Vetta la Croci”.

Quest’ultimo tratto è completamente aperto in una distesa di campi con panorami mozzafiato. Proseguiamo in salita verso Poggio Pratone, dove ci soffermiamo per una pausa con vista in direzione di Firenze. Da Poggio Pratone scendiamo su strada sterrata fino a Monte Fanna. La strada diventa poi asfaltata e una volta attraversata la frazione di Borgunto ecco spuntare, finalmente, la Piazza di Fiesole. Siamo alla fine della nostra Via degli Dei: stanchi e doloranti ci fermiamo per un pranzo meritato in uno dei ristoranti del paese. Per ragioni logistiche decidiamo di prendere l’autubus 7, che in circa mezz’ora ci porta nel centro di Firenze e in prossimità della stazione. Giusto in tempo per prendere il treno che ci riporterà sulla Via di casa…

La quinta tappa si è chi conclusa a 5 km dal centro di Firenze, dopo 5 ore di cammino, 17 km e 550 metri di dislivello positivo (qui la traccia).

Il percorso è molto bello ma anche molto faticoso, sopratutto se si decide di pernottare in tenda e magari in autosufficienza. La difficoltà nel nostro caso è stata proprio quella, accentuata dagli zaini molto pesanti, dalle alte temperature e dal sole cocente di fine agosto. Un’altra difficoltà e data dalla mancanza di punti d’appoggio, sopratutto nelle prime due tappe. Se qualcuno si aspetta un “Cammino di Santiago”, allora ha sbagliato sentiero… La Via degli Dei, nonostante sia un percorso che si snoda tra Bologna e Firenze, metropoli che ben consociamo, presenta lunghi tratti lontani da centri abitati e civiltà. Anche i dislivelli presenti sulla guida sono risultati, ha nostro avviso, poco veritieri; noi siamo riusciti a farne quasi il doppio rispetto a quelli dichiarati.

Detto questo è stata comunque una splendida avventura, fatta di risate, sudore e tanti sacrifici. Un grazie a Simona, instancabile compagna di viaggio.