Monte Pasubio e Strada delle 52 Gallerie 11-12 giugno 2020

Informazioni Sintetiche.
Percorso: Bocchetta di Campiglia – Rifugio Achille Papa – Monte Pasubio
Tempo Escursione: 5 ore e 43 minuti
Distanza: 18,80 km
Ascesa: 958 metri
Discesa: 1011 metri
Quota massima: 2020 metri
Quota minima: 1157 metri
Segnavia: CAI 366 – Strada delle 52 gallerie
Difficoltà: EE

La strada delle 52 gallerie (o strada della Prima Armata) è una mulattiera militare costruita durante la prima guerra mondiale sul massiccio del Pasubio, nell’Italia nord-orientale. Il suo percorso si snoda fra la Bocchetta di Campiglia (1.216 metri) e le Porte del Pasubio (1.934 metri), attraversando il versante meridionale della montagna, situato al riparo dal tiro dell’artiglieria austro-ungarica e caratterizzato da guglie, gole profonde e pareti rocciose.

La sua realizzazione permetteva la comunicazione e il passaggio dei rifornimenti dalle retrovie italiane fino alla sommità del Pasubio, restando sul fianco e nelle gallerie della montagna stessa, che offriva riparo dal fuoco nemico. Contrariamente alla “Strada degli Scarrubi”, accessibile sì da mezzi motorizzati, ma soltanto nel periodo estivo e sotto il tiro dei cannoni austriaci. L’ideatore della strada fu il capitano del genio Leopoldo Motti, caduto il 29 settembre 1917 durante l’esplosione della prima mina austriaca sul Dente Italiano. Nonostante i suoi cento anni è, ancora oggi, un vero e proprio capolavoro d’ingegneria militare e di coraggio. Sopratutto considerando le condizioni e l’epoca in cui fu costruita, nonché la rapidità d’esecuzione: i lavori cominciarono il 6 febbraio 1917 e furono conclusi nel novembre 1917. Fu realizzata dalla 33ª Compagnia minatori del 5º reggimento dell’Arma del genio dell’Esercito Italiano, con l’aiuto di sei centurie di lavoratori: compagnia 349, 523, 621, 630, 765 e 776. A capo della 33ª Compagnia fu posto il tenente Giuseppe Zappa, dal 18 gennaio al 22 aprile 1917; gli succedette il capitano Corrado Picone fino alla fine della guerra. Nei primi giorni di dicembre 1917, prima di lasciare il Pasubio, la 33ª Compagnia minatori inaugurò simbolicamente la strada, abbattendo un muro costruito appositamente davanti alla prima galleria. Sarà la 25ª Compagnia minatori, assieme alle centurie rimaste, a finire i lavori, comprese le gallerie 49 e 50, ed in definitiva ad aprirla.

Da tempo desideravo ripercorrere quest’opera realizzata all’inizio della Prima Guerra mondiale. In compagnia di Simona raggiungo la Bocchetta di Campiglia, punto di partenza per l’escursione, dopo 150 km di autostrada (due ore di auto), due valichi alpini, altri 40 km di strade dimenticate da Dio e tantissime imprecazioni contro Google Maps. Detto questo alle venti siamo “piazzati”, l’unica auto in tutta la Bocchetta! Il maltempo, che ci aveva accompagnato per buona parte del viaggio, ha finalmente lasciato il posto alle stelle.

Il sole (e il fracasso dei primi escursionisti) ci svegliano di buon mattino. Zaino in spalla ci incamminiamo lungo il sentiero Cai 366, segnavia che contraddistingue la Strada delle 52 Gallerie.

Il percorso è di circa 7 km, dei quali ben 2.335 sono suddivisi nelle gallerie scavate nella roccia; ogni galleria è numerata e caratterizzata da una propria denominazione. Durante il percorso numerose bacheche ci illustrano le peculiarità della zona. La larghezza minima fu originariamente prevista in 2,20 metri, con una media di 2,50 metri per permettere il transito contemporaneo di due muli con le relative salmerie. La pendenza della strada raggiunge invece il 22 per cento, con una media del 12 per cento. Per percorre questi “tunnel” è necessaria la pila frontale. Alcune delle gallerie sono completamente al buio, salvo che per alcune piccole finestrelle. Caratteristica, tra le tante, è la numero 19 perché, oltre a essere la più lunga (320 metri), ha un tracciato elicoidale a 4 tornanti, all’interno di un gigantesco torrione di roccia. Anche la successiva n. 20 è scavata all’interno di un torrione roccioso e, per superare il notevole dislivello, si avvita su sé stessa come un cavatappi. All’uscita della 47ª raggiungiamo il punto più alto della strada (2.000 metri), dal quale si gode un panorama grandioso e si intravede in lontananza il Rifugio Achille Papa, punto di arrivo della nostra gita. Torrioni e guglie fanno capolino avvolte dalla nebbia, rendendo il panorama ancora più suggestivo.

Il rifugio nasce nel 1921 dalle ceneri dei baraccamenti della prima guerra mondiale, denominati el Milanin e situati al riparo dal tiro dell’artiglieria austriaca. Sulla sua facciata sono incastonate alcune lapidi, come il comunicato in seguito alla cruentissima battaglia del 2 luglio 1916, in cui l’esercito italiano respinse a fatica la vigorosa avanzata austro-ungarica e la poesia della poetessa scledense Romana Rompato, che recita:

“Chi ha salito senza palpiti d’amore
questo Calvario della Patria;
chi non sosta con animo purificato
su questa roccia gloriosa,
non entri in questo Rifugio,
né contempli da queste libere altezze
la dolorante fecondità del piano e il mistero dei cieli.”

Dopo una pausa e un pranzo ristoratore scendiamo imboccando la “Strada degli Scarrubi”, percorso molto più agevole ma comunque panoramico, che in circa due ore di cammino ci riporta alla Bocchetta di Campiglia. Stanchi ma soddisfatti.